“That’s What Remained” è un progetto discografico denso, vibrante, a volte possente nel suo sovrapporre chitarre roventi, fiati e manipolazioni elettroniche (“There Ahead”), spesso propenso a stranianti misture di folk, goth e shoegaze (“Naidiya”), non privo di sognanti attitudini noir tra prog, kraut-rock e noise di “Wandering”. Questa variegata espressività musicale non solo rappresenta quanto di meglio prodotto finora dalla band moscovita, ma è il frutto di una coesione d’insieme che apre nuove interessanti prospettive per il futuro.
C’è una prorompente urgenza che anima il graffio shoegaze che altera antiche melodie russe in “Don’t Look Away”, mentre le divagazioni elettro-pop di “Hold Me“ si vestono di oscure trame psych-rock dalle originali fatture, ennesime modulazioni sonore che, unite alle tumultuose sonorità shoegaze della title track e al vellutato tratteggio chitarristico di “On The Way”, spostano ulteriormente il sound verso una trance rock-psichedelica dove musica e parole hanno egual rilievo e dignità. Infatti i brani, seppure titolati in inglese, sono tutti cantati in lingua russa.
Con “That’s What Remained” le Lucidvox compiono un deciso passo nella giusta direzione: un disco che, seppur non privo di qualche incertezza, merita un’attenzione non fugace.
22/01/2024