La musica microtonale, che utilizza gli intervalli musicali minori di un semitono rispetto al sistema tradizionale occidentale temperato, appare spesso ostica e difficilmente comprensibile. Strano, in quanto si potrebbe dire che sia sempre esistita in ogni parte del mondo, dalla classica indiana a quella rinascimentale sino all’araba. L’iraniano Siavash Amini, cosciente di ciò, arricchisce la sua prolifica discografia con “Eidolon”, in cui cerca di approfondire la conoscenza del musicista persiano Safi-al-din Urmavi, vissuto nel XIII secolo, che utilizzava una scala a 17 toni, a differenza dei 12 del sistema occidentale. Amini utilizza questo sistema musicale alternativo, ma lo fa inserendolo all’interno della musica d’avanguardia contemporanea.
Le tre lunghe composizioni spaziano dai dieci minuti di “Ortus”, con inizio elettroacustico e i successivi oscuri venti elettronici che via via assumono nuovi colori sino a un rumore bianco finale quasi heckeriano. Un lunghissimo drone simile a un organo dà l’inizio a “Instantia” per poi modificarsi e ricordare gli studi sonori per organo di Lawrence English. “Relictio”, con i suoi quindici minuti, è forse il brano più compiuto, almeno quello con più idee al suo interno.
Dalla musica concreta alla elettroacustica astratta sino agli infiniti orridi di oscurità elettronica, la musica di Siavash Amini trova il punto di incontro tra la contemporaneità e la musica persiana di otto secoli fa. Da alcuni punti di vista una forzatura, da altri forse un piccolo miracolo.
09/08/2023