Immerso nel buio e alla disperata ricerca della luce: questo è l’autoritratto di Conor Mason decodificabile dall’ascolto delle cinque tracce inedite inserite nel suo primo appuntamento solista, dal taglio decisamente personale, realizzato durante il periodo di lockdown come terapia per elaborare il disagio accumulato in quegli infausti giorni. Un lavoro intimo, che il cantante dei Nothing But Thieves ha scelto di pubblicare con una nuova regione sociale, Man-Made Sunshine.
Non che il risultato finale si discosti poi troppo dal suono delle ballad tipiche della band madre, e del resto anche il timbro vocale di Mason contribuisce non poco a sottolineare le similitudini presenti fra i due progetti, ma qui l’autore indaga e analizza il proprio processo di crescita interiore, le problematiche relazionali, l’intrinseca solitudine innescata dall’utilizzo compulsivo dei social media, ponendo sempre sé stesso, e non il resto della band, al centro della scrittura.
Il sound oscilla con dolcezza fra morbido indie-pop, lieve psichedelia e un’elettronica mai troppo invadente, affidandosi non di rado a soffici linee di pianoforte, senza temere di increspare un pochino le acque, di tanto in tanto, ma evitando di arricchire troppo gli arrangiamenti, per non cadere nella ingombrante enfasi da stadio tipica dei Nothing But Thieves, senza far entrare nel processo creativo quella magniloquenza che spesso li ha fatti ritenere dei fratellini minori dei Muse.
“Canzoni sulla sopravvivenza”, così le ha definite lo stesso autore, canzoni per provare a non arrendersi e combattere i lati bui e oscuri che sono dentro ognuno di noi. È una piccola opera, “Man-Made Sunshine”, ma rappresenta l’incoraggiante inizio della seconda vita artistica di Conor Mason, che non vuol certo sostituire o prevaricare la strada maestra, bensì affiancarla, senza mai temere di mostrare al mondo la propria umana vulnerabilità.
17/11/2022
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