In un lasso temporale posto tra la fine degli anni Cinquanta e la metà degli anni Ottanta, il genere poliziesco/giallo/horror italiano si è ritagliato uno spazio tra i più iconici e acclamati della storia del cinema mondiale. Non solo le pellicole, ma anche le rispettive colonne sonore hanno affascinato milioni di appassionati, ancora prima di divenire un vero e proprio orientamento per la blasonata industria filmica americana, in virtù di un approccio schietto che univa caratteristiche underground a innovazioni musicali e cinematografiche a dir poco rivoluzionarie.
L’enorme catalogo della casa discografica romana CAM, rilevato dalla Sugar nel 2011, è senza dubbio tra i più ampi e rappresentativi del settore, tanto da permettere il conseguimento di oltre cinquecento premi internazionali tra cui l’Oscar (“Il postino”) per le migliori musiche originali. “Paura” è una collezione tematica costituita da alcune rare chicche e da brani già editi tratti da film dell’orrore italiani degli anni 70 e 80, per l’occasione rimasterizzati dai nastri originali. Una raccolta – e non è un eufemismo – da brivido, orientata a esplorare i diversi volti musicali assunti da queste colonne sonore scaturite dall’estro di grandi maestri, autentici fuoriclasse del settore – alcuni forse meno noti ai più – ma tutti artefici di straordinarie sonorizzazioni.
Ecco quindi che monumenti universalmente riconosciuti quali Ennio Morricone, Stelvio Cipriani, Bruno Nicolai, Franco Micalizzi, Berto Pisano e Riz Ortolani, inventori di trame così efficaci e tensive da instillare suspense senza l’ausilio delle corrispondenti immagini, sono qui affiancati a pilastri della cosiddetta library music di Daniele Patucchi, Sante Maria Romitelli, Paolo Gatti e Alfonso Zenga (solo per citarne alcuni), veri e propri capiscuola nell’ideare musiche tanto sbalorditive, quanto insolite e perturbanti.
E’ il caso, ad esempio, di Marcello Giombini, che in “Un gioco per Eveline” stende i caratteristici suoni del clavicembalo sulle note di un flauto delicatamente sinistro, o di Carlo Maria Cordio che con la trascinante “Absurd”, tra sintetizzatori, pianoforte e percussioni, amplia la drammaticità della texture con le sequenze thrilling dell’organo.
Il connubio Stelvio Cipriani/Goblin, proposto nel prog uptempo “Devil Dance”, unisce la verve di Simonetti & C. con l’inusitata classe del compositore romano, il più richiesto negli anni Settanta. Eccentrico è anche il plateale rimando a “In-A-Gadda-Da-Vida” degli Iron Butterfly che lo stesso Cipriani ha elaborato per “Il sesso del diavolo”, intermezzo strumentale ricavato dall’omonimo film di Oscar Brazzi del 1971.
La tensione nei gialli d’autore non è dipinta soltanto con inquiete pennellate. Adolfo Waitzman, nella sua “Languidamente”, utilizza archi, flauto, pianoforte e chitarra acustica per elargire effimeri momenti di distensione. Che dire poi del poliedrico Nico Fidenco, cantautore pop, autore di immarcescibili sigle per cartoni animati e meticoloso creatore di composizioni per film tutt’altro che raggianti, tra i quali spicca la spigolosa “Il demonio in convento”, traccia inserita nello scabroso “Immagini di un convento”, discusso film del 1979 di Joe D’Amato posto tra religiosità ed erotismo.
In molti brani della compilation è presente il featuring della soprano Edda Dall’Orso, famosa in ogni angolo del globo per i palpitanti vocalizzi fissati in “Giù la testa” e “C’era una volta il West” dell’imbattibile accoppiata Leone/Morricone. Questa volta la sua arte è stata inserita per rimpinguare propositi diametralmente opposti: in “Mio caro assassino” e “Ansimando”, entrambe di Morricone, “Greta” di Umberto Pisano e “La notte che Evelyn uscì dalla tomba” di Nicolai, la voce della cantante genovese vola a farsi puro timbro, slegandosi da una vocalità in qualche modo tradizionale per intrecciarsi di sensualità e violenza, preludio perfetto per l’invocazione dell’opera nel suo complesso.
Non è un caso se le sintetiche linee disegnate da Franco Micalizzi in “Bargain With The Devil #3” sono state campionate dalla leggenda dell’hip-hop Pete Rock o se intere generazioni di registi americani ed europei come Tarantino, Carpenter, De Palma, Burton e Scorsese abbiano da sempre preso ad assoluto riferimento le capacità evocative offerte dalla premiata scuola italiana di sonorizzazioni cinematografiche.
“Paura” serve un impareggiabile menù costituito da melancolici crescendo orchestrali, ritmi ossessivi, intensi guizzi softcore, le immancabili linee barocche del clavicembalo, moog e sintetizzatori minacciosi, ingredienti perfetti per cesellare scene d’impatto, accompagnando l’ascoltatore attraverso un viaggio ipnotico insinuato nello sgomento.
27/12/2021