Beh, nessuna delle due opzioni, per quanto si tratti di interrogativi tanto interessanti quanto legittimi e intrinsecamente legati anche al mio.
La domanda che mi sono posto riguardava la copertina di questo “To See The Next Part Of The Dream”. Che cosa si trova al di sotto di quella piccola ciminiera che si staglia su un cielo dal blu estremamente intenso e da cui fuoriesce un fumo che sembra fatto della stessa sostanza delle nuvole?
Avrei potuto controllare da dove fosse estratta l’immagine (dal film giapponese “All About Lily Chou Chou”, ha dichiarato Parannoul), invece ho preferito fantasticare, poiché mi sembra che nelle possibili risposte a questo quesito (e quindi nel quesito stesso) risieda l’essenza stessa del disco; che collega la sconosciuta identità dell’autore, il poetico titolo del lavoro, le trasognate atmosfere dei pezzi ma anche tutti i dubbi che nascono inevitabilmente dalla sovraesposizone mediatica e dalla pioggia di plausi cui questo album è stato sottoposto.
La prima risposta che mi è saltata alla mente, probabilmente per un’erronea e indebita associazione culturale guidata dall’eurocentrismo insito nei meandri più reconditi del mio essere, è che sotto a quella grigia fumaiola si celasse il “Castello Errante di Howl”, la fortezza-creatura ideata dal genio di Miyazaki che si muove dinoccolatamente sbuffando e cigolando ma che al suo interno rivela magiche ed esuberanti meraviglie di ogni sorta.
Ma in effetti, spingendosi meno in là con la fantasia, potrebbe trattarsi anche di un semplice treno che corre a tutta velocità cercando di fuggire dalla conturbante metropoli di Seul. Altra ipotesi da non scartare, poiché spiegherebbe le corse frenetiche e liberatorie di “Youth Rebellion”, sicuramente il pezzo più da instant classic del lotto, ma anche le sferragliate del breakdown di stampo metalcore di “Excuse” o il lungo viaggio alla “Sweet Trip” di “White Ceiling”, che parte monotona e insipida, ancora offuscata dai gas urbani, per poi dimostrarsi intrigante nell’epico finale, ricco di voci nuove ancora da scoprire e grida di sfogo.
A ben vedere, restando in un paradigma di ricerca d’indipendenza, quel fumo potrebbe anche rappresentare le emissioni e gli scarichi di un’opprimente fabbrica, con i piccoli uccelli bianchi che lo sorvolano a simboleggiare la libertà tanto desiderata e trasmessa nelle ventate shoegaze di “Chicken” (spoiler: questa è l’interpretazione dello stesso Parannoul, ma dal momento che ha presentato il disco al mondo, io posso farmici tutti i film che desidero).
E allora forse sotto a questo pittoresco caminetto si trova una casa, e collegata direttamente ad esso ci dev’essere la stanza dove Parannoul, tutto solo (almeno a quanto si sa), realizza un po’ alla volta i suoi desideri, e nel mentre sogna di vedere i suoi sogni futuri.
Da giovane uomo qual è, li immagina aggrovigliati come in “Age Of Fluctuation”, la più progressive del lavoro, o colorati come la fantasia ad occhi aperti della title track, dove il palazzo sonoro del Nostro affonda inusualmente le sue basi su arpeggi acustici e sample vocali, per poi slanciarsi attraverso synth sibilanti verso un empireo colmo di riverberi.
La cameretta delle meraviglie dev’essere però sul punto di esplodere, dato che con “Analog Sentimentalism” Parannoul prova a infilarci addirittura le urla di uno stadio gremito. Ma forse per questo è ancora presto e infatti il pezzo si disperde stavolta in un eccesso di tessiture soniche soffocanti.
Uno sconosciuto che con il suo primo Lp non aveva attirato particolari attenzioni, tanto da provocare risentimento tra alcuni addetti ai lavori dopo l’exploit partito da RateYourMusic e Reddit di questo sophomore, considerato un progetto poco più che amatoriale.
È vero, forse un eccesso di indole lo-fi è presente in “To See The Next Part Of The Dream”, forse qualche pezzo non è completamente a fuoco, ma questo probabilmente perché Parannoul sogna in grande e di certo non gli si può negare di saper emozionare in più di un episodio, che sia semplice e genuinamente acustico come “Extra Story” o una delle sue cavalcate verso l’ignoto come “I Can Feel My Heart Touching You”.
Insomma, per giudicare la carriera a venire del musicista di Seul ci sarà tempo. Per adesso lasciamolo immaginare senza freni e facciamolo insieme a lui con questo disco, che forse non sarà il capolavoro che qualcuno ha dipinto ma magari lo diventerà e nel mentre ci trascina verso immensi cieli azzurri e fumi di pensieri che sembrano nuvole, che sono sogni.
20/12/2021