Hatchie - Sugar & Spice

2018 (Heavenly/[PIAS])
dream-pop, jangle-pop, twee-pop
Harriette Pilbeam, in arte Hatchie, è una cantautrice australiana già bassista e voce dei Babaganouj e dei Go Violets, progetti indie-pop rimasti nell'underground che non sono durati più di qualche Ep e singolo. Ora si mette in proprio pubblicando l'esordio solista con "Sugar & Spice", titolo che è tutto un programma sia per le atmosfere e il mood generale (dolci e sognanti) che per i testi (zuccherosi e vissuti).

L'iniziale "Sure" mette già in mostra il talento canoro di Hatchie con fraseggi ovattati che sfociano in un ritornello irresistibile. La parte strumentale è un delizioso connubio tra chitarra acustica (che ricalca "Kiss Me" dei Sixpence None the Richer) ed effettistica di tastiera, quasi lo-fi noise nel suo cercare di accompagnare la voce eterea tramite i riempimenti sonori. Effettivamente la prima influenza riscontrabile è quella dei Cocteau Twins, sia per la voce sognante che nel corso dell'Ep tende ogni tanto a ricordare Elizabeth Fraser, ma soprattutto per il lavoro chitarristico e la produzione che riportano alla mente i delay di Robin Guthrie. Hatchie però cerca di distanziarsene quanto basta, dando maggiore risalto al lato più pop, non solo a livello di voce ma nelle composizioni, sempre abbastanza lineari e semplificate (con chitarre jangle in bilico tra i già citati Sixpence e i Cranberries, supportate da sintetizzatori mai invadenti).

Si potrebbe criticare la forma-canzone abbastanza pedissequa, ma l'intento evidente di Hatchie è proprio di suonare esplicitamente in questo modo tanto semplice e mieloso.
"Sleep" insiste nel mettere in mostra i tratti distintivi della voce della cantante, legata alle sonorità eteree degli artisti dream-pop, ma arricchendola di giri di sintetizzatore e tonalità vocali vicine ai One Dove e ai Lush. La title track stempera ancora di più il lato etereo, concentrandosi ulteriormente su quello pop.
È invece in "Try" che l'influenza dei Cocteau Twins si fa più forte, con un lavoro di bassi molto ottantiano e un songwriting che sembra uscito proprio da uno dei classici della band britannica. Pregevole come citazionismo, ma la cantautrice necessita ancora di rifinire la propria personalità. Infine, "Bad Guy" è quasi un goth-rock à-la Cure, ma trasfigura il tutto con un'ugola duttile, capace di passare da episodi trascinanti a nenie sognanti.

Sostanzialmente Hatchie si inserisce nel calderone degli artisti che propongono un revival appassionato e sincero del dream-pop e dell'ethereal-wave, enfatizzando però il lato pop più che quello dream e abbinando il tutto a testi un po' stereotipati. Il talento canoro c'è, quello melodico e radiofonico anche, il punto focale su cui l'australiana deve concentrarsi maggiormente è la personalità, che ancora non pare del tutto a fuoco. Ma trattandosi di un Ep, è un fatto perdonabile, in attesa di prossime prove più impegnative.

Tracklist

  1. Sure
  2. Sleep
  3. Sugar & Spice
  4. Try
  5. Bad Guy

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