Sono ormai vari anni che il britannico Wil Bolton si dedica alla musica ambient cercando di descrivere stagioni, colori, sensazioni, tutte accomunate da una visione positiva dell’esistente. Coniugando elettronica e strumentazione acustica, ha collezionato – dal 2010 a oggi – una lunga serie di Lp, mai particolarmente innovativi, ma sempre dotati di un’emotività onirica che negli anni lo ha contraddistinto.
Dopo il freddo febbraio (“February Dawn”), Bolton giunge con “April Spiral” a una primavera serena e ariosa, che sembrerebbe il preludio verso una quiete quantomai ambita. Sono sempre i synth, le manipolazioni sonore e i loop alla base delle esplorazioni di Bolton, costantemente in rigorosa sottrazione di ogni elemento superfluo. La chitarra, onnipresente nei lavori precedenti, sembra scomparire quasi del tutto e laddove è presente, viene resa irriconoscibile. Le note che ricordano un vibrafono sono la base di brani come “April Spiral”, tredici minuti di piano e leggere percussioni che ci immergono con pacatezza in una primavera simbolicamente intesa come rinascita, ritorno alla luce dall’oscurità.
Altro brano da segnalare è “Dusk/Dust”, con elementi infantili – come fosse musica suonata con strumenti giocattolo – con breve loop di synth e motivetto da videogame con rimandi fanciulleschi, non intesi come superficialità, ma come giovinezza che pian piano svanisce nel crepuscolo del titolo.
“Capstan” e “Sway” seguono percorsi più tipicamente sintetici, con synth dilatati e – soprattutto nella prima – sovraincisioni (frusci di solchi di vinile) e brevi manipolazioni di chitarra.
03/06/2019