Dopo due anni dalle sperimentazioni incostanti della “Centennial Trilogy”, ritorna il prolifico e talentuoso trombettista di New Orleans. “Ancestral Recall” prosegue nel solco stilistico tracciato dai tre album del 2017, inquadrando il tutto in una dimensione etnica espressamente caratterizzata (in particolare, nell’utilizzo delle percussioni, onnipresenti e pervasive), anche più che nei predecessori. Il risultato mostra potenziale espressivo ma anche dei limiti compositivi, e fa pensare che Christian Scott si trovi ancora in una fase di transizione e sperimentazione libera prima di realizzare una summa definitiva e compiuta del suo concetto di “stretch music” inaugurato pochi anni fa.
Con questo disco Scott cerca di operare una sintesi tra radici etniche, tradizione jazz e modernità elettronica, e nel farlo ha trovato un modo personale di ricerca del suono ed espressiva. Il problema è che, nuovamente, si intravedono i limiti del suo songwriting in questa veste, come se lui abbozzasse sparute idee melodiche per poi innestarle su basi scarne e ripetute, aggiungendoci qualche tocco suo giusto per spezzare l’andamento ma senza sviluppare il tema sonoro – al quale pensano di più gli ospiti, che però suonano come trattenuti dall’arrangiamento cercato da Scott. Nel complesso c’è un’eccessiva rarefazione nell’album, troppe idee melodiche disperse e diradate, alternando luci e ombre. Peccato, perché spunti interessanti non mancano e l’attitudine intimista conferisce un tocco caldo e avvolgente al tutto, che cresce soprattutto con gli ascolti successivi.
Se “Her Arrival” è tinta di tonalità latinoamericane, “I Own The Night” è più oscura, con tappeti di tastiere, basi ritmiche tribali ed elettroniche squarciate dalla dolente tromba di Scott e un approccio atmosferico che si avvicina ai Radiohead e al Thom Yorke solista. “Forevergirl” mostra interessanti tratti vocali alternando nenie eteree e un rap frenetico sopra le percussioni in upbeat, mentre le note di tromba aleggiano nell’aria e una chitarra ripetuta arpeggia in lontananza. “Overcomer” è quasi spiritual.
“Song She Never Heard” è forse il brano migliore, con melodie incisive inizialmente sviluppate in maniera troppo rarefatta (avvicinandosi alle atmosfere dei primi Bark Psychosis ma con meno vigore), tromba ovattata e beat elettronici troppo monotoni, per poi crescere in atmosfera quando subentra il sassofono dell’ospite Logan Richardson. Il suo intervento conferisce più vitalità e sapore al tutto, e per approccio ricordano anche il suo ultimo album “Blues People”, uscito nel 2018, dove le note riecheggiano in maniera tenue tra i vari effetti.
Un peccato che le sperimentazioni ambiziose di Christian Scott non sfocino in un tanto atteso capolavoro, perché l’estro e gli ingredienti ci sono. Il musicista statunitense è un talento che con “Stretch Music” nel 2015 aveva realizzato uno dei dischi jazz più significativi del decennio e mostrato tutto il potenziale che queste contaminazioni possono offrire. Nonostante ciò “Ancestral Recall” è un lavoro peculiare che vale comunque la pena ascoltare, e che potrebbe piacere a molti, soprattutto chi non ha ancora scoperto questo mondo. Chi inoltre avesse apprezzato molto la proposta della “Centennial Trilogy” sarà soddisfatto anche da questa uscita, che mantiene le stesse fondamenta ma con un tratto più gradevolmente “afro” ed etnico-percussivo.
04/04/2019