I Therion (nome ispirato dall’album “To Mega Therion” degli svizzeri Celtic Frost) sono il trentennale progetto del musicista svedese Christofer Johnsson, che fondò nel lontano 1987 a neanche 15 anni come gruppo death-metal per poi mutarne radicalmente la musica in un symphonic-metal a tinte gotiche e dai tratti operistici, con l’uso di vere e proprie orchestre, cori lirici e concept articolati dalle tematiche che spaziano tra occultismo e mitologia. Il gruppo ha vissuto alti e bassi e numerosi cambi di formazione, ritagliandosi alla fine una propria nicchia e finendo alternativamente per essere amato o detestato dal pubblico per i propri lavori particolarmente fastosi ed enfatici.
L’ambizioso “Beloved Antichrist”, sedicesima pubblicazione per il vulcanico svedese, è una monumentale opera rock tenuta in cantiere per quasi dieci anni e ispirata a un racconto del filosofo russo Vladimir Soloviev, liberamente reinterpretato e modificato da Johnsson. Non si può dire che si sia limitato: 15 differenti cantanti (tutti sulla carta di alto livello) a occupare 29 ruoli narrativi, un coro di 16 componenti, lungo l’arco di ben 46 brani per 3 ore di musica divisa in altrettanti atti (o meglio dischi)! Praticamente concepito come un musical, che dovrebbe avere espressione compiuta in sede concertistica, risulta però lungi dall’essere convincente, sfociando piuttosto nella magniloquenza e nell’autoindulgenza.
Il difetto principale è sicuramente la ripetitività, con l’abuso di linee vocali e fraseggi chitarristici troppo simili tra loro, senza guizzi creativi a spezzare la monotonia. Gli strumenti fungono da contorno semplicistico per la storia narrata, con chitarre e sezione ritmica di scarso spessore. L’attenzione in teoria dovrebbe concentrarsi sui ruoli interpretati dalle voci.
Ma la nutrita schiera di cantanti è onestamente sprecata, molti passaggi difettano di incisività o appaiono striduli, e raramente si riesce a dare una caratterizzazione che vada al di là di quella in voci maschili e femminili (ci sentiamo di segnalare giusto la prova vocale di Chiara Malvestiti). Contemporaneamente, il racconto è davvero poco approfondito nei contenuti (per quanto prolungato per risultare “melodrammatico”) e i testi alternano gusto poetico a ingenuità infantili e riempitivi di maniera poco ispirati.
“Beloved Antichrist” è un lavoro che per fortuna evita il difetto di esporre troppi barocchismi e di soffocare i brani con una pioggia di esibizionismi strumentali come in altri dischi metal sinfonici, ma per contro mostra scarsa varietà compositiva; in pratica, da un estremo all’altro. Il fatto che il tutto sia diluito e prolungato per 3 ore, di cui gran parte composte da troppi, troppi riempitivi poco incisivi che vogliono suonare solenni, non fa che rendere più pesante l’esperienza: sconsigliamo di ascoltare l’album tutto d’un fiato, mentre i singoli dischi presi a piccole dosi riescono a risultare maggiormente scorrevoli e digeribili. Infine, risultano dubbie le citazioni da “Jesus Christ Superstar” che stonano nel contesto.
Il risultato non è né carne né pesce: troppo pacchiano e vuoto per risultare un’opera meritevole (lo si paragoni ai classici del genere: vi è un abisso nei contenuti), troppo carente nel sovraesteso songwriting per essere un buon disco metal.
Inspiegabile, insomma, il successo che parte della critica di settore ha riservato a quest’album, tessendone lodi sperticate.
P.S. A chi fosse incuriosito dalla proposta musicale del gruppo, consigliamo di provare a recuperare piuttosto dischi precedenti di maggior valore (come “Theli”, “Vovin”, “Deggial” o “Secret Of The Runes”), sicuramente più a fuoco e consistenti, per quanto lo stile dei Therion sia molto peculiare e potrebbe non piacere a tutti. In ambito sinfonico e gotico, di recente piuttosto i portoghesi Moonspell hanno pubblicato il concept “1755“, senz’altro più compatto, coinvolgente e profondo (anche nei testi) di “Beloved Antichrist”. Cambiando del tutto stile e sonorità, ma rimanendo in ambito di “metal opera”, consigliamo piuttosto da oltreoceano le pietre miliari “Streets: a Rock Opera” dei Savatage e “Operation: Mindcrime” dei Queensryche, capaci di coniugare la tradizione dell’heavy-metal a concept intelligenti, narrazioni di carattere e un’attitudine realmente progressiva.
27/03/2018