Dopo aver oltrepassato il lo-fi pop convenzionale per approdare nei più austeri territori della composizione post-rock con “Trees Of Mint” (2012), Francesco Serra dismette il suo nome di battaglia e approda alla musica d’avanguardia, con la colonna sonora per “Il treno va a Mosca” (2014), con la collaborazione con Sergio Carlini in “Av.Ur.Nav” (2015), e specialmente con la cassetta sperimentale di trenta minuti “Untitled”.
La rarefatta meditazione dispiegata lungo il primo lato si situa ai confini tra un fraseggio stregato, un amorfo studio su polifonia, tonalità e modalità, e il corrispettivo acustico di un liquido viscoso colante su un cristallo. Col medesimo metodo (e rigore) – bagliori di suono nel silenzio – nel lato “B” Serra piega la chitarra a un continuo susseguirsi di vortici, quasi delle rullate deformate dagli echi, le sue rifrazioni e i suoi sibili. Non ci sono apici di dinamica, solo leggeri innalzamenti e modulazioni.
Pensato e suonato senza alcun effetto aggiuntivo, registrato in completa solitudine senza nessunissima postproduzione (master di Gianmaria Aprile), ricorda in parte il John Fahey dissociato di “Womblife”. Precisi gli intenti, interessanti i timbri. Come discreta parte delle opere di ricerca, manca di cuore; viceversa una manna dal cielo per gli amanti dei toni imprendibili, delle improvvisazioni aliene.
16/02/2018
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