Distrazione come rallentamento e rinvio rispetto alle proprie aspettative creative e di pubblicazione, ma anche più propriamente come evasione, tentativo di fuga rispetto al mondo circostante e agli affanni della situazione politica contemporanea. È così che
Ikonika spiega il titolo atto a presentare il suo terzo
full-length, giunto a quattro anni da “
Aerotropolis”, e a introdurre quindi i significati di cui è permeato, significati che a loro modo influenzano gli sfaccettati significanti di “Distractions”, il lavoro più complesso e affascinante nella ormai decennale carriera della storica
producer di casa
Hyperdub.
Di certo non è la prima volta che Sara Abdel-Hamid insegue la sua voglia di escapismo e riempie a suo modo spazi sonori per realtà parallele/distopiche, si può dire però che è questo il momento in cui la musicista di stanza a Londra ha esplicitato in maniera così netta un simile desiderio, spostando il centro della sua attenzione verso un suono più cupo e claustrofobico, in aperta discussione con le riletture house e
freestyle del precedente album.
Curiosa e ricettiva, capace di captare quanto di più fresco vi sia in giro e di adattarlo a una cifra espressiva sempre coerente ai suoi fondamenti basilari, a questo giro la produttrice si arma di
grime,
bass-music, elementi trap e movenze r&b, per costruire un disco dall'anima sentitamente metropolitana (la copertina, scorcio pesantemente digitalizzato di un quartiere londinese, parla chiaro) e dall'intelligente gestione dei tempi, in cui poter modellare un universo concettuale ed estetico di assoluta chiarezza e personalità. In un anno già ricco di grosse uscite elettroniche al femminile, questo è un ulteriore tassello di rilievo.
Ancor prima che il fertile eclettismo sonoro, a risaltare è il raffinato inserimento dell'elemento vocale, non soltanto nelle sembianze di campionamenti estemporanei (come quelli che aprono l'iniziale “Girlfriend”, ma anche quelli, malinconicamente distorti nella migliore tradizione Hyperdub, a chiusura della tenebrosa lounge di “Not Actual Gameplay”), ma anche nelle forme di vere e proprie linee canore, conseguentemente anche di melodie che trasportano le produzioni di Ikonika a un nuovo livello espressivo.
Se ne fanno testimoni la conclusiva “Hazefield”, saggio di r&b notturno ed evanescente puntellato da una base
electro-grime, interpretato dall'amica
Jessy Lanza con il suo timbro più sfumato e sensuale, l'altrettanto ipnotica “Noblest”, dallo sghembo taglio
footwork, in cui Andrea Galaxy si muove con l'evanescenza e il fascino di una
FKA Twigs, ma anche il
grime-rap più classico di “Sacrifice”, in cui Jammz snocciola le sue rime con un trasporto quasi pop. Anche senza il sostegno di una voce, i
beat e i timbri di Abdel-Hamid mantengono comunque viva la curiosità, giustificando più che dignitosamente la necessità di questo ennesimo cambiamento stilistico.
Con i ritagli da videogioco/
chiptune a fornire nuovamente spunti micro-melodici per molti dei brani di “Distractions”, in una sorta di rimodellamento
sci-fi dei frammenti sonici dello
Zomby dei tempi d'oro (“Lear”, ricca di astrazioni
wonky e sinuose sincopi ritmiche, “435” e le trasfigurazioni trap in chiave
bass, con i bei giochi di synth in primo piano), Ikonika dice la sua spaziando tra scene e opzioni, non lasciando niente di intentato. Si passano quindi in rassegna cornici post-industrial, accentuate da una cupa coltre di synth atmosferici (“Not”), minimalismo compositivo e ossessione ritmica degna del migliore
gqom (“Do I Watch It Like A Cricket Match?”), modulazioni sintetiche a cavallo tra Londra e gli Stati Uniti (il grime imbastardito di “Lossy”).
La disinvoltura di Abdel-Hamid nell'abbattere qualsiasi tipo di barriera e approcciarsi a ogni possibilità, mantenendo intatta la propria linearità di tratto nonché la forza concettuale della propria arte, la porta a evoluzioni sonore ambiziosissime, a una diversificazione della proposta che si ridefinisce ogni volta con salti quantici, ma con una coerenza centrale perfettamente riconducibile a un motore creativo unico.
Paiono ormai obsoleti i tempi in cui la
producer contribuiva a rendere grande la Hyperdub diffondendo assieme ai compagni di brigata il verbo dubstep. In continua espansione e rimodellamento come la sua
label, Ikonika è soltanto all'ennesima fase di una carriera che non accenna a smettere di sorprendere. Ha già annunciato che per il quarto album vorrebbe collaborare con un maggiore numero di
vocalist e costruire a suo modo un prodotto più orientato al pop e alla melodia. Da parte nostra, restiamo con le antenne drizzate.