FELICIA ATKINSON - Hand In Hand

2017 (Shelter press)
experimental, sound art

Quali caratteri rendono inequivocabilmente (nostra) contemporanea un’opera d’arte? In ambito musicale più di un indizio proviene dalle ultime rivelazioni della sperimentazione elettronica: l’entropia del mondo digitale e di quello “digitalizzato” sembrano costringere a una composizione che ha origine dal frammento, dalla particella minima che aggregata a mille altre simili o differenti va a creare uno scenario complesso e mutevole, di difficile inquadramento. Con gli stessi elementi di partenza, tuttavia, si può anche procedere per riduzione, isolandoli ed esplorandoli a fondo nella loro transitoria singolarità.

Questa la particolare sensibilità che identifica l’operato di Félicia Atkinson, da solista (anche nota come Je Suis Le Petit Chevalier) e in collaborazione con altri importanti figure della ricerca sul suono internazionale (lo scorso anno l’affascinante “Comme un seul narcisse” assieme a Jefre Cantu-Ledesma). Più che dalle visioni hi-tech di Holly Herndon, infatti, la ricerca della sound artist francese prende le mosse dalle fondamentali indagini meta-linguistiche di AGF – benché lei stessa sia oggi decisamente proiettata verso l’incubo digitale – ma al punto d’arrivo si trova imparentata soprattutto coi monologhi subcoscienti di Jenny Hval.

“Hand In Hand” è stato realizzato tra la residenza in Bretagna dell’artista e gli studi dell’Ems di Stoccolma, e anche a un primo ascolto sembra infatti risentire del gelido inverno svedese. In questo contesto l’artista ricava uno spazio creativo tutto suo, estremamente intimo e di non facile accesso: una bolla di significato sorretta dalla sola esistenza dei significanti in essa contenuti.

Discorsi indipendenti l’uno dall’altro, divisi tra passi letterari o poetici (J. G. Ballard, Philip K. Dick e la stessa Atkinson) e “ritagli” da vecchie riviste di escursionismo nel deserto, manuali d’architettura, libretti d’istruzioni per la botanica domestica. Mescolando queste sorgenti il sottile concept di “Hand In Hand” allude a una possibile comunione sonora e spirituale tra esseri viventi e non, sondando la loro necessaria interrelazione nell’ottica della sopravvivenza e della creazione di senso.

Così, nel solco del teatro catodico di Robert Ashley e dell’uncreative writing d’area newyorkese, l’uso della voce di Atkinson fa eco alla recente ossessione collettiva per le pratiche di induzione all’asmr (Autonomous Sensory Meridian Response), combinandola in diversi momenti a tenui linee midi o degli storici synth modulari Buchla e Serge, ossature di un immaginario fantascientifico vintage totalmente decontestualizzato. È un percorso entro il quale ci si può legittimamente sentire un po’ come cavie di un esperimento percettivo, dove tra elementi familiari come percussioni tonali e rintocchi lontani di un campanile si insinuano un basso strisciante (“Monstera Deliciosa”), glitch da errore di lettura (“A House A Dance A Poem”) e puro ritualismo dark alla Pharmakon (“Hier Le Désert”).

La dimensione ideale di “Hand In Hand” sarebbe probabilmente quella dell’art space circondato da pareti acrome, coi relativi complementi visivi a fornire quantomeno un appiglio tale da favorire connessioni concettuali e sinestetiche. Come ascolto da studio, d’altro canto, l’ultima opera di Félicia Atkinson esige un proprio momento isolato e una dedizione non scontati, soltanto a partire dai quali possono originare suggestioni efficaci, per quanto evanescenti.

18/05/2017

Tracklist

  1. 1. I'm Following You
  2. 2. Valis
  3. 3. Curious In Epidavros
  4. 4. Adaptation Assez Facile
  5. 5. Monstera Deliciosa
  6. 6. Visnaga
  7. 7. A House A Dance A Poem
  8. 8. Hier Le Désert
  9. 9. Vermillions
  10. 10. No Fear But Anticipation

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