È durata poco la stagione di gloria degli Amber Run, scaricati brutalmente con una telefonata dalla Sony/Bmg dopo il fortunato esordio “5am” (numero 36 nelle classifiche inglesi) e ora alle prese con il loro sophomore album.
Perso per strada il batterista Felix Archer, la band non modifica di molto le direttive del proprio sound: un pop levigato e armonicamente limpido, nella scia di Editors e Coldplay.
“For A Moment, I Was Lost” è senza alcun dubbio un progetto più maturo e variegato, eppur pieno di luci e ombre; per gli Amber Run la strada che conduce all’autonomia artistica è ancora lunga e perigliosa.
Non bastano i quasi due minuti di estasi elettronica di “Haze” (un curioso tentativo di entrare nel mondo degli Alt-J o dell’ultimo Bon Iver) e nemmeno le articolate trame della conclusiva “Wasteland” per svincolare la proposta della band di Nottingham dallo status di mediocre imitazione di nobili modelli pop.
Muse e Radiohead fanno spesso capolino nel sound degli Amber Run, soprattutto nel banale trittico iniziale (“Insomniac”, “No Answer”, “Island”), anche se non mancano brani ispirati, come la più intima e crepuscolare ballata “Fickle Game” e la malinconica “Are You Home?”.
Il resto è un buon pop-rock radiofonico che cattura l’attenzione più per merito dell’effetto deja-vu che per la reale consistenza lirica (“Stranger”, “White Lie”, “Dark Bloom”).
In un mondo che ha condannato i pur bravi Embrace al ruolo di controfigure del pop inglese, diventa difficile esaltarsi per il grazioso compitino degli Amber Run.
13/03/2017