La generazione underground di Jesi è rivitalizzata dal trio post-hardcore strumentale dei Palmer Generator. Dopo un Ep (“Schizoid”, 2011) e un primo formativo “(E)motionless” (2013), “Shapes” (2014) diffonde un post-rock con spunti tratti da Can e Kyuss, con punte d’instabilità e isteria, il cui cuore è però un esperimento ambientale, “III”, che sfocia nella lunga “Dianoia”.
Il seguito, “Discipline”, ne condivide il formato di cinque tracce qua e là unite tra loro in post-produzione, oltre al sequel di “III”, una “IIII” che è – di nuovo – la migliore idea dell’album: uno strimpellio rifratto ripiegato su sé stesso su accompagnamento assortito, una loro idea di musica da camera June Of 44-esca.
“Persona” parte come anthem polifonico senza canto e poi procede in un misto di tema e variazioni di stampo classicheggiante e una sequela di “soli” di stampo bebop (il tema che passa di strumento in strumento). Sulle sue spoglie s’innesta la maniacale, cervellotica cavalcata d’elettricità di “Habit”. La traccia eponima attacca con un incedere thriller, uno dei luoghi comuni del post-metal, che conduce prevedibilmente a un’eruzione di distorsione shoegaze, in una struttura di saliscendi alla “Careful With That Axe” dei Pink Floyd. La più piana ed eroica “Domain” potrebbe essere un’appendice (inessenziale) del “Red Medicine” dei Fugazi.
Tutto all’insegna della compattezza: una forma-suite, non ineccepibile (più mixtape che composizione tout-court), tempi ristretti rispetto al predecessore, scorrevolezza solenne di suono, e anche un’unità tra nome del complesso e componenti, i Palmieri (Tommaso, chitarra, suo fratello Michele, basso, e suo figlio Mattia alla batteria), una rara line-up tutta a conduzione familiare che dà i suoi frutti in termini di passionalità d’esecuzione. Due o tre momenti di sorprendente efficacia, altri sono tran-tran ben confezionato. Prodotto dalla band con Astio Collettivo e Torango. Incisione e mix: Alessandro Gobbi.
25/01/2017