Pubblicare un disco di demo casalinghe dopo un anno dall’uscita ufficiale come band, riproponendo nell’artwork lo stile degli esordi: sembra troppo brutto per essere vero. E invece è tanto vero quanto bello e ispirato, questo “Cle Elum”, una raccolta di canzoni registrate in casa da Garrett Hobba tra il 2009 e il 2014, che mostra qui tutto il suo talento cantautorale.
Anzi, forse questa pubblicazione, minimalista per caso o per scelta, che suona quasi come accessoria al “vero” disco dell’anno scorso, non rende del tutto giustizia a un contenuto che non ha nulla da invidiare al più prodotto e dinamico “Departure” e che riporta alla mente le atmosfere magiche di “Noruz”.
Uno stile che sembrava abbandonato con quell’ultimo disco, più vicino al nuovo folk-rock dei Midlake del resto della loro discografia, mentre in “Cle Elum” i Soft Hills, nel ricordare America e CSN&Y, sembrano anche più personali e consapevoli (“Gold Leaves”). Le interpretazioni di Hobba sono struggenti, in grado di solcare l’anima sulla spinta di pochi arpeggi risuonanti, arrivando a ricordare i Red House Painters in “In The Cool Breath Of Morning”.
A volte la scrittura si fa più nevrotica e impressionistica, come nel motivetto “indie” di “Sing A Song Nobody Knows”, in altre ci si avvicina agli stilemi psych-folk liturgici degli Arborea (“Into The Lately”), altre volte si ricorda il chamber-folk di “Noruz” (la bella “The Mess You’re In”), ma è in “San Pablo Bay” che si trova il capolavoro, un pezzo che potrebbe essere scritto da Brian Wilson per David Crosby.
Insomma, è bello sapere che i Soft Hills mettono ancora in primo piano la scrittura musicale, non avendo paura di pubblicare un disco scarnificato come questo.
27/05/2015