Dopo “Cave_Man”, l’ultima collaborazione a nome Above The Tree con i due Drum Ensemble Du Beat, Marco Bernacchia vara il suo nuovo progetto Virtual Forest, non una svolta ma una coerente prosecuzione di ricerca sui suoni dal mondo. Così, il suo primo ambizioso “Unconscious Cognition Is the Processing Of Perception” raccoglie due collage di 13 minuti devoti alle soundscape etno-cosmiche di Ken Newby.
“River To Back Side” attacca con una visione che si spartisce un ronzio mantrico, campane tibetane e om diafani; quindi emerge un secondo scenario di festa per percussioni sudamericane e canti inudibili, ma con riverberi che ancora assicurano un fascino misterioso.
“Spiritual Communications” è invece costruita sul lato elettronico, un contrasto irrisolto tra ostinato oscuro ambientale e un canto filtrato alieno (finora l’idea migliore del progetto), da cui emerge solo un fioco battito dubstep che si protrae per minuti, finché appare un florilegio che risuona un po’ fuga di Bach e un po’ cornamusa: uno spunto molto interessante ma poco valorizzato nel brano.
Intenzioni di partenza: rendere un percorso d’ascolto che evochi i riti d’iniziazione tribali. Riuscito a metà. Buona la direzione d’orchestra; Bernacchia sa ben insufflare temperatura e suspense nei suoi spezzoni. E’ scarsa la mise en place, se non la composizione: c’è poco oltre alla mera sequenza descrittiva che impagina con tanta meticolosità. Edizione limitata a 100 copie su nastro.
16/01/2015
L'impasto impressionista di Marco Bernacchia, tra crescendo psych e strimpellii meditativi
Il prosieguo del cammino artistico della creazione di Marco Bernacchia
Il primo disco live della creatura di Marco Bernacchia
La collaborazione tra lo stregone del rock italico e Matteo Sideri, a percussioni ed elettronica
Una collaborazione ambiziosa e pan-etnica per il progetto di Marco Bernacchia
Ancora passione per i ritmi per Marco Bernacchia e il compare Matteo Sideri
Astrattismo fisico e diaboliche mutazioni di stile per il gruppo di Baltimora
Le musiche del film di Joachim Trier che si è aggiudicato l'Oscar
L'architettura dell'invisibile: il pop impopolare degli svedesi vira verso l’afterpop
Pop d'autore, intimo e raffinato, nel secondo capitolo solista firmato dall’ex-frontman dei Kismet
Un palleggio poetico senza far cadere mai il pallone
Si rinnova la collaborazione fra la giovane cantautrice americana e Aaron Dessner, co-autore e co-produttore delle 16 tracce
L'autore di Bristol torna con un blues scheletrico innestato di elettronica e post-punk
Un’opera corale, profondamente immersiva, tra psych-folk ed ambient