A esser cattivi, si potrebbe inquadrare questa nuova mossa della Band Of Horses – la pubblicazione di un live acustico – in un generale processo di senescenza, intriso di piacioneria. Per quanto “Acoustic At The Ryman” non sia di per sé un album particolarmente “celebrativo”, l’operazione non può che suonare come di un fine carriera.
La band stessa vorrebbe forse scacciare questo spettro presentando un sottoinsieme abbastanza particolare del suo repertorio, scegliendo con cura soprattutto le tracce forse più consone a un live non solo acustico, ma anche raccolto, senza penalizzare gli ultimi lavori del gruppo.
Il sentimento generale che trapela da “Acoustic At The Ryman”, sull’onda di pezzi da rubacuori consumati come “Marry Song” e “Detlef Schrempf”, e di reinterpretazioni anche riuscite come quella di “Wicked Gil”, è di una schitarrata al falò, nel bene e nel male. Provare il picco del disco, la riproposizione minimalista e quasi “miagolata” di “No One’s Gonna Love You”, per credere.
Seguono alcuni brani abbastanza inoffensivi degli ultimi dischi (con “Older” che contribuisce non poco a far sembrare il tutto una rimpatriata southern-rock) e una dovuta ma scolastica “The Funeral”.
Risultato? Sempre lo stesso, ma sfido un fan chiunque a non sperare che il loro tour acustico venga allungato all’Europa.
14/02/2014
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