“Il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista” gridava Michele Salvemini, aka Caparezza, qualche annetto fa. Ebbene sì, come non essere d’accordo con il rapper di Molfetta, è davvero sempre più difficile allestire il famigerato secondo disco, soprattutto quando il primo è stato accolto con immenso piacere anche dalla critica più scettica e impietosa, ancor di più quando l’appartenenza allo spietato circuito multimediale, da nerd bulimico, caratterizza il proprio biglietto da visita.
“Cease To Begin” raccoglie i cocci malinconici dell’ottimo “Everything All The Time”, inserendoli in un contesto più vario, più articolato, ma non per questo più spiazzante. L’introduttiva “Is There A Ghost” sarebbe perfetta per aprire qualsiasi spettacolo indie che si rispetti, magari composto in stragrande maggioranza da infuocate teenager, innamorate più dell’aspetto trasandato di Ben Bridwell che dei suoi arpeggi immacolati.
Gli accendini potrebbero consumarsi nel giretto di pavementiana memoria che accompagna “No One’s Gonna Love You”, così come in “Detlef Schrempf” gli scontati abbracci a cuoricino rafforzerebbero, per qualche minuto, anche la più instabile delle relazioni.
La cavalcata texana di “The General Specific” e l’insipido motivetto di “Islands On The Coast” non aggiungono nulla, ma proprio nulla al nostro archivio emozionale, al contrario, sia “Marry Song” che “Cigarettes, Wedding Bands” sono due perline da segnare immediatamente nel taccuino rigido.
La prima giace su un tappeto pianistico scarno, à-la Mark Linkous per intenderci, l’incipit della seconda, invece, è sicuramente più liberatorio, una melodia più rapace e un testo decisamente dissacrante caratterizzano l’ossatura di uno dei pezzi più belli sfornati in questi ultimi due anni dal trio di Seattle.
Insomma, se ancora non si fosse capito, “Cease To Begin” è un disco altalenante, dove le emozioni si/ci rincorrono solo in alcuni tratti.
Hampton e soci sono promossi con l’asterisco, in attesa del terzo disco, in quel caso, però, nessun Caparezza e nessuna scusa da post-affermazione potranno distoglierci da eventuali passaggi a vuoto.
20/12/2007
Vai alla scheda artista
Il rodeo del gruppo di Ben Bridwell nel "temuto" esordio con una major
Il secondo disco con la Columbia per la band di Ben Bridwell, in studio con Glyn Johns
Per la band di Ben Bridwell è tempo di live acustici
Insieme a Jason Lytle, la Band of Horses prova a ritrovare la profondità dei bei tempi
Ben Bridwell ritrova grinta e ispirazione, ma le incertezze non svaniscono
Vent'anni dopo, Sub Pop ripubblica l'esordio della band di Seattle con molti extra
L’istintivo ritorno della premiata ditta Carney-Auerbach con dieci reinterpretazioni di classici blues e r'n'b
L’età adulta si fa suono e parola nel quarto capitolo della band culto del midwest
Il cantautore romano torna con un concept-album spiazzante e ambizioso, decisamente lontano dalle mode attuali
Il terzo album del sestetto country aggiunge distorsioni e guarda all'alternative rock
Un'opera dal deciso respiro internazionale prodotta da una delle più brillanti realtà del contemporary jazz italiano più contaminato
La "nueva escena chilena" si arricchisce di una band formidabile, tanto poetica quanto contundente
Gli svedesi intercettano la malinconia all'insegna di un etereo dream-pop
Il convincente debutto della giovane londinese che guarda all'America