AIRBAG - The Greatest Show On Earth

2013 (Karisma records)
post-prog, space rock

Cosa può succedere quando un gruppo di musicisti, nato come tribute-band dei Pink Floyd, decide di prendere il via e iniziare a fare musica propria? Può accadere che escano due album da studio pesantemente influenzati dai suddetti, ottenendo alla fine pure una discreta visibilità pubblica nel loro settore. Questo è il caso degli Airbag e il nuovo “The Greatest Show On Earth” non fa certo da eccezione alla premessa.

Già dalle prime battute è tutto candidamente dichiarato: gli Airbag non hanno la minima intenzione di inventare alcunché, cogliendo a piene mani dal repertorio della band di David Gilmour e soci. Proprio la chitarra di Bjørn Riis tradisce in pieno lo sfacciato retaggio del “padre” alle sei corde, riproponendone in toto stile e chiché, effetti compresi, presenti soprattutto in dischi come “Animals” o nel più chitarristico “A Momentary Lapse Of Reason”.

Nonostante questo palese imprinting, il gruppo norvegese riesce comunque a donare momenti sufficientemente emozionanti, forse anche per l’effetto-nostalgia che riescono a sfruttare. Saranno felici gli orfani della storica band inglese, ormai realmente viva come collettivo solo negli infiniti remaster e raccolte che puntualmente vengono propinate, mentre ascolteranno il finale “sheepiano” di “Redemption”.

Non mancano poi altre influenze eccellenti oltre alla suddetta. Nella già citata “Redemption” è ben presente lo spettro dei Porcupine Tree dell’epoca che va da “The Sky Moves Sideways” a “Stupid Dream”. Va ammesso che anche la band di Wilson era piuttosto influenzata dai Floyd, pur con ben altra personalità e creatività di quanta possano offrirne gli Airbag, i quali a ben più di un ascoltatore potranno sembrare fin troppo calcolati e premeditati nell’esercizio della loro arte. Tuttavia, brani come “Call Me Back” non lasciano indifferenti, complici anche la voce di Tostrup, il cui caldo timbro – che tanto ricorda quello di Cavanagh degli Anathema – culla per tutti gli 11 minuti di un brano suggestivo e languido. Oltre ai suddetti, degno di nota è il sostegno offerto agli incontri tra chitarra e tastiere da parte del bassista Hovdan, forse l’elemento più originale della band.

Concludendo, “The Greatest Show On Earth” è un dignitoso album rock. Ben suonato, nonostante la davvero eccessiva compressione dinamica adottata in sede di mastering, ma questa è un’altra triste storia, che probabilmente trascende la volontà della band.

In ogni caso, per chi soffrisse terribilmente la mancanza delle composizioni spaziali ed eteree di metà anni 70, questo album può offrire più di una soddisfazione. Per tutti gli altri è opportuno prima valutare l’ostacolo della marcatissima derivatività della proposta.

26/11/2013

Tracklist

  1. 1. Surveillance (Part 1)
  2. 2. Redemption
  3. 3. Silence Grows
  4. 4. Call Me Back
  5. 5. The Greatest Show On Earth
  6. 6. Surveillance (Part 2-3)