Come sarà venuto in mente a questi tre ragazzi di Brooklyn di lasciare la loro vita tranquilla di “suburbiani” d’America e di riesumare i fantasmi del rock alternativo anni 90 non è ben chiaro. Non è chiaro se il revival sia in atto, coltivato anche dalle numerose reunion degli ultimi anni (
Dinosaur Jr.,
Archers Of Loaf, ecc.), o se semplicemente il genere non sia mai morto.
La cosa positiva (o negativa, a seconda dei punti di vista) di “Rapid Reality”, comunque, è che la rielaborazione un po’ edulcorata di quegli anni, che in genere si accompagna alle nuove band americane più nostalgiche, qui si riflette solo nell’atmosfera generale del disco, assai rilassata e turistica.
Nessuno crederà mai che i Radical Dads sono degli sbandati incazzati; si sono conosciuti all’università, e i miti dell’adolescenza li hanno seguiti per lo più da lontano, nella penombra della loro cameretta. Uno di loro, addirittura, faceva parte dei
Clap Your Hands Say Yeah. Ma i Radical Dads, nonostante non si apprezzi l’urgenza che spesso si associa al genere di riferimento, non per questo mancano di energia.
È infatti il tiro impresso alle canzoni la cosa più sorprendente del disco, anche grazie a un
sound chitarristico prepotente e sopra le righe, un getto urticante ma anche alquanto ripulito rispetto al più incerto esordio, di un paio di anni fa. Da non sottovalutare anche la prestazione
Tucker-iana (la
title track non è da tutte, mentre l’iniziale “Mountain Town” sembra un brano di “
The Woods”, con una batteria ispirata decisamente a
Janet Weiss) della
frontwoman Lindsay Baker.
Pezzo centrale di “Rapid Reality” è probabilmente “Shackleton”, dedicata al celebre esploratore artico Ernest, che si spezza tra una prima parte che è trionfante esplosione ormonale, e una seconda che è invece stupefatta e incolta tirata alla
Galaxie 500.
Ma non meno soddisfazione danno le tracce più compatte, il noise-punk alla
Sonic Youth di “Dust USA” e “Pink Flag” (le chitarre qui bucano lo schermo) e, allo stesso tempo, i brani lenti (un’altra interpretazione sentita della Baker in “Go 45”), o addirittura pop (il
trip nella spiaggia pubblica di “Marine Layer”).
Vi sorprenderete a lamentarvi della scarsa potenza delle vostre casse.