Sleater-Kinney

The Woods

2005 (Sub Pop / Audioglobe) | alt-rock

Erano dieci anni che le Sleater-Kinney cercavano di azzeccare l'album giusto, dall'omonimo esordio datato 1995. La notizia è che nel 2005 (a tre anni di distanza dal precedente "One Beat") ci sono riuscite e "The Woods" verrà ricordato di sicuro come il loro disco definitivo, il primo inciso su etichetta Sub Pop.
Nate in piena ondata clit-rock, dopo il dissolvimento delle Hole oggi restano le principali riot grrrls in circolazione. L'impressione è che siano finalmente giunte alla quadratura del cerchio dopo una serie di dischi non completamente messi a fuoco. Il suono risulta potente, i giochi chitarristici pagano un grosso tributo ai Sonic Youth meno estremi, l'impostazione della voce rimanda a certa new wave soprattutto di stampo tedesco (Nina Hagen, Lene Lovich), senza dimenticare la lezione di Siouxie Sioux.

Si sente la mano del produttore Dave Fridmann (già responsabile della produzione di "The Great Destroyer" dei Low, altro gioiello targato 2005) e si respira l'aria claustrofobica derivante dalle intense sedute di registrazione, avvenute in pieno inverno presso il Tarbox Studio, stato di New York, mentre fuori nevicava incessantemente, dall'altra parte del paese rispetto alla nativa Portland.
Il disco convince già dall'urlo primordiale di "The Fox", e non dispiace quando propone momenti meno tirati come "Modern Love", prossima alle atmosfere più dolci tipiche della recente Courtney Love. Ma sono le scariche adrenaliniche quelle che tendono a caratterizzare il lavoro e a farne uno dei più eccitanti dell'anno.

La ritmica di Janet Weiss, mai scontata, dà una solida base alle voci e alle chitarre di Corin Tucker e Carrie Brownstein, conferendo ulteriore forza al progetto complessivo: "Entertain" ne è l'esempio emblematico. Le Sleater-Kinney continuano a rinunciare al basso, ma la chitarra di Corin svolge spesso le funzioni ritmiche suonando note basse e profonde: in questo caso è "Rollercoaster" il brano con gli spunti più brillanti.
Si arriva poi a "Let's Call It Love", undici minuti di delirio psych-rock, in cui le chitarre si muovono in maniera spettacolare in bilico fra Sonic Youth e Hendrix, già emulato anche nella parte centrale di "What's Mine Is Yours".

La tutt'altro che notturna "Night Light" ci manda tutti a nanna, concludendo un'eccellente raccolta di dieci canzoni che trasudano sesso, droga e rock 'n' roll da tutti i pori.
Quando stavamo per perdere le speranze e credevamo di incrociare un trio stanco e prossimo alla svolta commerciale, ecco un lavoro coerente senza compromessi né mezze misure. "The Woods" è materiale che può ardere da un momento all'altro: maneggiare con cura.

(30/11/2005)

  • Tracklist
  1. The Fox
  2. Wilderness
  3. What's Mine Is Yours
  4. Jumpers
  5. Modern Girl
  6. Entertain
  7. Rollercoaster
  8. Steep Air
  9. Let's Call It Love
  10. Night Light


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