Il press sheet a nostra disposizione tiene a farci sapere che il quarto capitolo degli inglesi Mystery Jets è stato già incensato praticamente ovunque (dal Guardian all’Independent, tutti giornali a strettissimo contatto con il mondo della musica e di cui è quindi giustissimo vantarsi), compreso il compatriota Nme. Non bastasse, brani di questo “Radlands” sono stati già prenotati per serie televisive e film di prossima uscita. Noi, invece, ci accontentiamo di informarvi sui fatti reali che accompagnano questo disco, e l’unica notizia presumibilmente degna di nota che possa accompagnare i Mystery Jets targati 2012 è che anche loro sembrano essere arrivati alla frutta. E amen. “Ma come?” ci chiederete “In soli cinque anni?”.
Vi risponderemo allora che questa nuova fatica (ad ascoltarla, soprattutto) ne è la triste prova. Dopo averlo sentito, il solerte recensore non può far altro che mettervi in guardia su uno dei più grandi e patetici polpettoni musicali che non ci capitava tra le mani dai tempi dei defunti Jet.
Non sapremo mai come definirlo realmente, questo disco: soundtrack da operetta per film scamuffi dove lui prende di nascosto la macchina dei genitori per andare da lei e quindi si susseguono una serie di rocambolesche avventure dal vago sapore di rock’n’roll a stelle & strisce fino a che, con la macchina sgangherata o totalmente distrutta, arriva il lieto fine? Probabilmente sarebbe troppo lunga come “definizione” per inserirla su un giornale che voglia dirsi cool.
Vogliamo somigliare ai Beach Boys ma sono passati quarant’anni, Brian Wilson è ancora vivo e qua nessuno è fesso? Ok, credo che ci stiamo avvicinando alla soluzione definitiva. Ci siamo, questo disco è for fans of: “Gruppi inglesi che vogliono fare gli americani ma risultano tanto farlocchi da durare il tempo di uno starnuto e soprattutto grazie alle poderose pedate e agli slogan construiti ad arte dall’etichetta che li promuove”. Perfetta.
Quello che ne viene fuori è un disco irrimediabilmente tamarro e insopportabile fin dai titoli delle singole tracce. Che forse potrebbe piacere a chi si è mai chiesto come potrebbe suonare una paccottiglia tra Crosby, Stills, Nash & Young e The Killers. Ovviamente il risultato è presto detto: un’isteria pomp-oriented che fa della musica (non solo statunitense) un bel mucchietto d’ossa pronto per essere buttato nel cestino. Non a caso il produttore di questo “capolavoro” è Dan Carey, personaggio abituato a far soldi con Franz Ferdinand o Kylie Minogue che non crediamo si sia mai interessato per più di dieci minuti al profilo strettamente artistico dei suoi prodotti.
“The Hale Bop”, “Sister Everett”, “Lost in Austin” e “Luminescence” sembrano essere state costruite appositamente per tutti quei contenitori in cui l’importante non è essere ma apparire: pop, folk, indie, roots, pulp, hipster e via discorrendo. E i Mystery Jets sembrano essere nati per questo, basta fare una rapida carrellata delle singole cover-art per vedere quanta sia la reale convinzione per questa “nuova” veste vintage.
Spero sia chiaro a tutti che “Redlands” non solo fallisce l’obiettivo di avvicinare tutti i modelli originali appena citati, fermandosi solo a un triste bivio fatto da musica radiofonica e rimandi storici senza arte ne parte, ma è semplicemente tutto da rifare.
08/01/2013