FACTOR BURZACO - I I

2011 (Altrock productions)
avant-prog

Ogni tanto succede. Dalla scena progressive salta fuori un disco che non assomiglia a nessun altro prima. Come il secondo album degli argentici Factor Burzaco, che sì, un po' lo ricorda l'esordio del 2007, ma suona così fuori dagli schemi da non sembrare nemmeno un vero e proprio disco prog.

Non ci fossero fiati e vibrafono al posto dei sintetizzatori digitali, lo si potrebbe scambiare per una strana forma di new wave. Uno di quegli esperimenti what if che piacevano ad Art Of Noise e soci: come sarebbe la musica di oggi se anziché essere monopolizzata dal pop avesse preso le mosse dai manifesti futuristi, dagli incastri di Stravinsky e dalla musica da camera più diafana e minimale?
Se la risposta sono pezzi come "Progressions" e "Guantanabu" (e il nostro gioco è pensare che sia così) allora c'è da stupirsi: è musica sorprendentemente leggera. Non nel senso di easy listening – si tratta pur sempre di commistioni tra rock evoluto e classica contemporanea – ma di composizioni ariose, essenziali, prive di enfasi e asperità. Divertite, perfino, se non strettamente divertenti.

Struttura trasparente
È una fantasia caleidoscopica quella che anima i brani. Sorprende dunque l'adozione di una scrittura musicale estremamente sobria, quasi castigata visto il ricco organico di cui dispone la band (due voci, tre chitarre, due clarinetti, due sax, flauto, fisarmonica, fagotto, percussioni, basso, batteria, elettronica: sedici elementi in tutto). Il suono gioca sui vuoti più che sui pieni: lavora in economia in modo che ogni intreccio risalti.
I legni sono i grandi protagonisti del disco, ma non c'è traccia di un loro "pienissimo". Lo stile è lontano dalla rarefazione ambient, ma le loro note sono centellinate, solo raramente sovrapposte: ogni linea contrappuntistica è strettamente funzionale alla geometria complessiva, che dev'essere limpida e perfettamente discernibile anche nei momenti di maggiore stratificazione. Vibrafono e fisarmonica, più che riempire gli spazi vuoti, sembrano avere la funzione di sottolinearli: ogni momento il silenzio dev'essere percepibile, come uno strumento aggiuntivo. Anche basso e chitarra contribuiscono alla generale mancanza di orpelli con un timbro asciutto che si colloca fuori da qualsiasi canone prog.

Il segreto della leggerezza
Tutto sembrerebbe indicare una formula ostica, austera; invece la musica non perde di brio nemmeno negli episodi più artificiosi. Com'è possibile? Molto lo fa brillantezza dei contrappunti, ma un grande merito lo ha la voce. O meglio le voci: maschile e femminile, alternate su una gamma di registri che va dal cantato alla declamazione, dalla narrazione "espressionista" al sussurrato, passando per una miriade di soluzioni sperimentali prese a prestito dall'universo classico. Grazie a questa varietà, le composizioni possono svilupparsi come "canzoni futuriste", in cui testi, forme vocali ed elementi strumentali sono un tutt'uno di dinamismo e inventiva.

Anche la ripetizione gioca però la sua parte nell'alleggerire lo stile del disco: prendendo a prestito alcuni espedienti dal minimalismo classico – Steve Reich, in particolare – i Factor Burzaco ottengono dal semplice il complesso, riducendo al minimo la complicazione delle singole parti. In "Guantanabu" se ne trova una versione fortemente poliritmica, basata cicli melodici di lunghezza diversa; "Inmemoriam" sfrutta invece lo schema minimalista per ulteriori esplorazioni vocali, arrivando a un passo da soluzioni zeuhl (anche il seguito del brano può ricordare formazioni con voce femminile come Eskaton, Zao o Eider Stellaire).

Un nuovo linguaggio
Si tratta ora di capire se "Factor Burzaco II" riuscirà a "bucare" al di fuori della cerchia degli appassionati progressive. Difficile. Più per la sostanziale mancanza di comunicazione tra pubblici diversi, però, che per limiti del disco.
L'album si rivolge a un target ristretto, ma è molto originale e proprio per questo potrebbe solleticare un numero più ampio di ascoltatori. Inventa un linguaggio nuovo, che come tale mette sullo stesso piano vecchi fan e nuovi curiosi. Tutti ugualmente sorpresi e un po' disorientati da questo inatteso prodigio.

10/07/2011

Tracklist

  1. Beginnin
  2. Progressions
  3. What
  4. Inmemoriam
  5. Guantanabu 1
  6. Guantanabu 2
  7. Guantanabu 3
  8. Straviko
  9. Before the End
  10. Mereditka

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