Quelle rade ombre che ancora minacciavano l’ibrido calderone di “Terrible Two” sembrerebbero del tutto scomparse in “Golden Worry”, nuovo parto del trio di Baltimora. Ancora tappeti ritmici tribali ed effervescenza a go-go, anche se, in questo caso, le chitarre arretrano a favore di un profluvio di harmonica, mini-moog, sampler, organo e voci che amplificano un senso di sfrenato divertimento, rendendo, dunque, queste sei nuove composizioni sicuramente più digeribili ed estroverse. Ma è un percorso che, in ogni caso, sancisce una lenta evoluzione (pur se qualitativamente si registra un passo indietro), tanto che melodia e aggressività vanno qui a braccetto.
Rutilante, effervescente e assordante nel suo continuum minimalista, “1-2-3 Bad” apre il sipario su strutture luccicanti e frenetiche, mix di funk angolare e chitarre math che si sciolgono dentro code ambient (“Pathetic Magic”) e bailamme trionfali nei quali compaiono finanche fischietti e scacciapensieri (“Continental Divide”). Tutti suonano tutto, a testimoniare la voglia indomita di gettarsi nella mischia, di far esplodere, finalmente, quelle tessiture strumentali in passato un po’ troppo involute. E così, in questo mix di drumming polimorfo e magmatica radiosità, si finisce per lambire vette di assoluta disinibizione (“Strange All”), con puntillismi di organo e jingle-jangle strambi che si spalleggiano (“Birth Reunion”), fino alle tinte tropicali che evocano party senza fine tra le pieghe di “Can’t/Can”.
Da provare, ma solo dopo aver ripescato – se ancora non l’avete fatto – il disco precedente.
20/01/2011