Prima di essere fulminati sulla via di un metalcore posseduto da demoni elettronici, i bresciani Fine99 suonavano ska-punk e, nonostante ci provi, davvero non riesco a immaginarmeli mentre sono alle prese con una cover dei Dance Hall Crashers.
Attiva ormai da dodici anni, solo oggi la band, dopo numerosi concerti dal vivo, riesce a mettere su disco la sua prorompente, ma ancora piuttosto confusa, miscela sonora.
La sintesi di metal, hardcore ed elettronica che brani come “Le mani contro il viso”, “Quello che non farai mai”, “L’essenza del male” e “Vita veloce” mettono sul piatto con discreta sincerità (e con sguardo interessato su esperienze come quelle dei Genghis Tron o dei Psyopus), pone seri interrogativi, infatti, nel momento in cui la band cerca squarci di novità, intraprendendo sentieri che negano la riuscita complessiva dell’operazione.
Quei momenti sdolcinati che fanno capolino in “Il colore dei tuoi sogni”, la noiosa verve power de “La ballata del lumacotto”, l’enfasi emo mal digerita di “Fuori dalla finestra” e il brutto inserto vocale “megafonico” di “Sogni infranti” mostrano il nervo scoperto di una musica che solo a livello di epidermide riesce a farsi valere, tralasciando, con fin troppa nonchalance, la cura di quei dettagli che solo sarebbe stata capace di mantenere i Nostri su livelli non eclatanti, ma quantomeno accettabili.
E’ un po' come se la band, dopo aver sparato le sue tre o quattro cartucce, sia costretta, per mantenersi a galla, a ripetere il giochino a salve…
21/02/2009