Genghis Tron

Board Up The House

2008 (Relapse Records) | grindcore, spazzcore, electro

C’erano voci che si rincorrevano circa l’evoluzione del sound della band di Mookie Singer, Man Hamilton e Jordan Michael Sochynsky. E, in effetti, “Board Up The House” sembra più orientato, rispetto al predecessore “Dead Mountain Mouth”, verso una scrittura meno impulsiva (!), più ragionata (!), insomma più sbilanciata verso una sintesi dove il grindcore, l’elettronica e l’ambient riescano anche a “sopportare”, più adeguatamente, qualche tentazione melodica.

Se, quindi, questo secondo lavoro sulla lunga distanza conferma la band di Philadelphia come una delle compagini più interessanti del mondo “metallico”, ci sembra, tuttavia, che i Nostri abbiano ancora qualcosa da smussare, magari cercando di rendere le sfuriate screamo meno convenzionali, più decisive nella definizione della tessitura globale.

Si diceva, dunque, della tentazione melodica: un surplus di ispirazione che il trio riesce a rendere meno ovvio del previsto, grazie all’uso di un’elettronica sempre sul filo del rasoio, mai fine a se stessa, capace, invero, di amplificare il lato più disumanizzato, algido e, per l’appunto, digitale di tutti i frammenti “orecchiabili” dell’opera (“Things Don’t Look Good”). E quando, solitario e “desertico”, il lato sintetico della medaglia prevale, è solo per delineare un quadro futurista, una desolazione profondamente introiettata, quasi come una formula matematica (“Recursion”) che, senza soluzione di continuità, sfocia in una landa sotterranea, covante rabbia e dissoluzione, fino al parapendio techno-death-industrial della coda (“I Want Come Back Alive”).

Si comprende, allora, che tutto questo continuo movimento tellurico di piani sovrapposti (e finanche contrapposti) riesce nell’impresa di generare clamori emozionali anche perché il lato “ambientale” dell’operazione viene calato nel contesto senza troppe forzature (si vedano gli improvvisi abbandoni decadenti di “City On A Hill” o le mutanti sinergie electro di “The Whips Blow Back”, fino all’interludio di “Ergot”).

Altrove (“Colony Collpase”), la somma delle parti sbaraglia la concorrenza con quella che è, in presa diretta, la devastante apoteosi “linguistica” (musicalmente parlando, ovvio) di una disperazione che, quasi “necessariamente” post-umana, si proiettata in un futuro spaventoso, dove l’unica redenzione è nelle mani di un feroce, eroico replicante-Messia (la title-track e, soprattutto, “The Feast” - ovvero Dillinger Escape Plan e Strapping Young Lad nell’arena dei gladiatori – e i dieci, epici minuti dell’infinita marcia verso la terra promessa di “Relief”, altro brano cardine di questo 2008).

(21/02/2008)

  • Tracklist
1.  Board Up The House
2.  Endless Teeth
3.  Things Don't Look Good
4.  Recursion
5.  I Won't Come Back Alive
6.  City On A Hill
7.  The Whips Blow Back
8.  Colony Collapse
9.  The Feast
10. Ergot
11. Relief
Genghis Tron su OndaRock
Recensioni

GENGHIS TRON

Dream Weapon

(2021 - Relapse)
A 14 anni dall'ultimo album, la band elettro-metal-core si reinventa in un'insospettabile chiave ..

GENGHIS TRON

Dead Mountain Mouth

(2006 - Crucial Blast Records)

Genghis Tron on web