di Claudio Lancia
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Steve Shelley (
Sonic Youth e mille altri progetti) e
Whitney Johnson (
Matchess,
Circuit des Yeux), sono soltanto il fiore all’occhiello di una formazione che vede schierati musicisti abituati a muoversi fra avanguardismi
no-wave, inquieto
post-punk e torbidi suoni garage; oltre a loro due troviamo Cory Plump (Spray Paint), Matthew J. Rolin (Powers/Rolin Duo), Lonnie Slack (Water Damages), e
Fred Thomas (Idle Ray, Tyvek). Ci sono tutti gli estremi per poterlo chiamare “supergruppo”, ma Winged Wheel non è un affare estemporaneo per riempire il tempo libero, tutt’altro. Nel giro di cinque-sei anni la line up è andata allargandosi, acquisendo eclettismo, fino alla messa a punto di un suono che oggi riesce ad andare in molteplici direzioni, un suono in continua metamorfosi, e la formazione americana ha realizzato tre album a rigorosa cadenze biennale.
Ognuno dei musicisti coinvolti vive in una città diversa, ragione per la quale tutto ha inizio attraverso scambi di file a distanza. Il risultato è contenuto in "No Island", l'album di debutto pubblicato nel 2022. Il risultato è stato così soddisfacente che i Winged Wheel hanno deciso di proseguire il propri percorso incontrandosi di persona per le successive session di registrazione, che hanno generato "Big Hotel", il secondo disco, diffuso nel 2024, interessante fusione fra energetico kosmische rock e jam psichedeliche.
A quel punto la band si imbarca in un vero e proprio tour e, dopo una serie di concerti nel Midwest americano, nella primavera del 2025, stabilìsce in uno studio alla periferia di Chicago per registrare quello che diventerà "
Desert So Green", il terzo album, il loro migliore. Bravissimi a maneggiare tanto le atmosfere placidamente scure di “Beautiful Holy Jewel Home” (un post-punk disturbato, suonato a ferite aperte), quanto i sentieri noise di “Canvas 8”, tanto il post-rock di "Canvas 11" quanto lo spigoloso alt-rock di "Speed Table" e “I See Poseurs Every Day", tanto la psichedelia dalle ascendenze indiane “The Suite Goes Day” quanto la catarsi slowcore di "More Frog Poems", che sanguina notturna malinconia incrociando i
Sonic Youth sotto narcosi con
Yo La Tengo in estasi.