WINGED WHEEL - Desert So Green

2026 (12xu)
alt-rock, kraut, post-rock, psych

Delle tele, “canvas”, semplicemente delle tele, sulle quali stendere pennellate di colore, sulle quali imprimere la propria arte. Tele ordinate non necessariamente in maniera cronologica: la prima si intitola “Canvas 11”, un crescendo post-rock che lascia presagire un’esplosione che poi di fatto non avviene, fra intrecci di chitarre e ritmiche che emergono senza troppa fretta. Poi, lentamente, il ritorno verso la placidità, fino a tuffarsi nella seconda tela, “Canvas 2”, dal passo più arcigno, con dentro una voce femminile che ricorda le Breeders, che cerca spazio fra una coltre di suoni, e le chitarre che si lasciano ispirare dagli spigoli più aguzzi del rock alternativo anni Novanta. Sono gli atti preparatori per la prima vera deflagrazione, “Speed Table”, dove i primi 33 secondi sono retti soltanto dalla chitarra elettrica, poi arriva tutto il resto…

Steve Shelley (Sonic Youth e mille altri progetti) e Whitney Johnson (Matchess, Circuit des Yeux) sono soltanto il fiore all’occhiello di una formazione che vede schierati musicisti abituati a muoversi fra avanguardismi no-wave, inquieto post-punk e torbidi suoni garage; oltre a loro due troviamo Cory Plump (Spray Paint), Matthew J. Rolin (Powers/Rolin Duo), Lonnie Slack (Water Damages) e Fred Thomas (Idle Ray, Tyvek). Ci sono tutti gli estremi per poterlo chiamare “supergruppo“, ma Winged Wheel non è un affare estemporaneo pensato per riempire il tempo libero, tutt’altro: “Desert So Green” è il terzo album della band, che nel giro di cinque-sei anni ha visto la line-up allargarsi, acquisendo eclettismo, fino alla messa a punto di un suono che oggi riesce ad andare in molteplici direzioni, un suono in continua metamorfosi.

Bravissimi a maneggiare tanto le atmosfere placidamente scure di “Beautiful Holy Jewel Home” (un post-punk disturbato, suonato a ferite aperte), quanto i sentieri sperimentali di “Canvas 8” (un’altra tela, che in questo caso ospita squarci noise), ma il momento catartico arriva in corrispondenza di “More Frog Poems”, rotondo slowcore che sanguina notturna malinconia, dove i Winged Wheel sembrano dei Sonic Youth sotto narcosi, dei Yo La Tengo in estasi. “Bird Spells” ne è la degna prosecuzione, stesa su filari kraut in morbido crescendo, con finale a sorpresa, breve istantanea con la band catturata mentre “jamma” in sala prove.

“I See Poseurs Every Day” torna su binari più canonicamente nineties alt-rock, un attimo prima che la vellutata psichedelia dalle ascendenze indiane di “The Suite Goes Day” ci conduca per mano verso la fine del viaggio.

Prendete nota: il primo disco del 2026 di cui innamorarsi perdutamente.

06/02/2026

Tracklist

  1. 1. Canvas 11
  2. 2. Canvas 2
  3. 3. Speed Table
  4. 4. More Frog Poems
  5. 5. Beautiful Holy Jewel Home
  6. 6. Canvas 8
  7. 7. Bird Spells
  8. 8. I See Poseurs Every Day
  9. 9. The Suite Goes Quiet

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