Il cielo d'Irlanda per una sera si sposta sopra il palco del Postepay Rock In Roma, per la serata che gli organizzatori della rassegna musicale capitolina hanno voluto dedicare alle sonorità
irish contemporanee: l'
opening act è affidato ai Lost Brothers, i quali riscaldano l'ambiente per il set del sempre impeccabile
Glen Hansard.
Attore e presentatore televisivo, oltre che sensibile compositore vincitore di un Premio Oscar, Glen sa tenere la scena da consumato
performer, circondandosi di collaboratori di tutto rispetto, e il colpo d'occhio è notevole: accanto ai tradizionali strumenti che caratterizzano una
rock band, troviamo tre archi sulla sinistra e tre fiati sulla destra, determinanti nel rendere gli arrangiamenti ricchi e spumeggianti.
L'Irish folk ("Lowly Deserter", il finale di "McCormack's Wall"), sempre presente nel substrato del
songwriting di Hansard, si contamina e si trasmuta in maniera finemente bilanciata, prendendo sembianze cangianti, vuoi che si tratti di dolci e soffuse ballate, vuoi che la materia trattata si avvicini al blues ("Way Back In The Way Back When") o al rock più "grezzo".
Le atmosfere disegnate dall'imponente
line-up possono essere dolcissime, notturne, persino jazzate, oppure arrotondarsi su forme che lambiscono l'alt-pop, con la voce di Hansard che si conferma in grado di affrontare registri diversi, arrivando anche a lambire le inflessioni di
Springsteen o più spesso del miglior
Ben Harper ("Winning Streak"), cercando costantemente la spinta emozionale fra le pieghe di ogni singola strofa ("My Little Ruin").
Rabbia e malinconia si alternano per oltre due ore e un quarto, con protagonisti non soltanto i brani dei due
album solisti fin qui pubblicati, ma anche gli estratti dal recente Ep "A Season On The Line", edito a inizio 2016.
Non mancano le canzoni dei "vecchi" Frames (l'iniziale "Seven Day Mile", la sostenuta "Mighty Sword" che chiude la prima parte del concerto, "God Bless Mom", l'acustica "Say It To Me Now" suonata in perfetta solitudine in apertura dei bis) e dell'attuale progetto parallelo
Swell Season (questa sera è toccato a "When Your Mind's Made Up" e "Falling Slowly").
Hansard lascia spesso il centro della scena ai propri musicisti, i quali a rotazione si ritagliano il meritato spazio per mettere in risalto il proprio talento, e poi si diverte a scherzare col pubblico, raccontando aneddoti sul significato dei brani proposti e invitando i fan a partecipare ai cori.
Come al solito la
setlist è arricchita da qualche cover, e si pesca dal repertorio di
Van Morrison ("
Astral Weeks") e di
Woody Guthrie ("Vigilante Man"): alla fine Glen pare non volersene andare più, e dopo una trascinante "Her Mercy" regala alla platea un ultimo sussulto con la riuscita parodia hard-folk del classico dei
Metallica "Enter Sandman".
Poi giù le luci e il cielo di Roma sembra essere più leggero stasera, dopo un concerto che ha avuto come unica pecca la presenza del pubblico numericamente un po' al di sotto rispetto alle aspettative: poche centinaia di persone, fra le quali scorgiamo numerosi stranieri, per un cantautore fra i migliori attualmente in circolazione, che meriterebbe finalmente attenzioni ben più "importanti".