14/11/2019

Cigarettes After Sex

Alcatraz, Milano


di Michele Palozzo
Cigarettes After Sex

Facciamo che prima vi racconto come mi immaginavo – forse un po’ ingenuamente – un concerto dei Cigarettes After Sex: tantissimi fumogeni (ovvio?), luci blu soffuse alla "Bang Bang Bar" di Twin Peaks, un silenzio assorto e tante coppie che ballano abbracciate i lenti della band.
All’Alcatraz di Milano, nell’unica data italiana di questo instant cult americano, non ci sono invece reminiscenze lynchiane né l’innocente libidine di una prom night, anzitutto perché una ressa impressionante ci comprime nel capannone e una delle preoccupazioni principali diventa quella di non pestare i piedi a nessuno. In questo senso, poi, spostarsi verso la zona bar per rimediare due birre potrebbe rivelarsi un errore madornale.

Con un prevedibile ritardo sulla tabella di marcia, sullo schermo retrostante al palco si accende un video in bianco e nero, inquadratura fissa su una veduta marittima con ringhiera, attraversata dalla pioggia e da alcuni versi in corsivo dal repertorio dei Cigarettes. Si tratta di uno dei “24 Frames”, progetto intrapreso da Abbas Kiarostami nei suoi ultimi tre anni di vita. Le musiche in sottofondo non sono le loro, ma brani di ambient-classica che sono sicurissimo di aver già sentito più volte – lo associo istintivamente al migliore Harold Budd d’annata, e una successiva verifica mi conferma trattarsi di “The Plateaux Of Mirror”. Solo un breve estratto romantico e qualche paesaggio da “L’avventura” di Antonioni interrompe l’immoto tableau, che dopo un quarto d’ora spazientisce in maniera percepibile gli astanti, che invocano a gran voce l’ingresso del quartetto.

Alla prova dei fatti, tutto sommato non mi ero sbagliato troppo sull’atmosfera del live: il ghiaccio secco si spreca e l’utilizzo dei fari è alquanto preciso, ma questi ultimi sono tutti rigorosamente bianchi, ricreando in tutto e per tutto il filtro bianco/nero che caratterizza le loro grafiche così come la patina vintage del loro sound. Questo perché i Cigarettes intendono essere un vessillo di totale coerenza sia nella formula musicale che in quella estetica: l’immaginario di forte ispirazione cinematografica si riflette nei loop dei primi piani femminili di Anna Karina, Irène Jacob, Harriet Andersson (oltre al prologo con Monica Vitti), elevate a icone assolute e irraggiungibili di un erotismo idealizzato.

Se si riconoscono i brani del secondo Lp “Cry”, è solo in virtù dell’effetto di recenza, poiché anche la scrittura non accenna a spostarsi da quel sublime stato di dormiveglia nel quale la band newyorkese si crogiola e ci irretisce, dalle già classiche “K.” e “Nothing's Gonna Hurt You Baby” ai nuovi inni vellutati “Touch” e “Heavenly”. Non mancano i riverberi ipertrofici, il flemmatico 4/4 della batteria, le pulsazioni del basso in solitaria nelle strofe, e su tutto – anche ai canali del mixer – il timbro vocale androgino di Greg Gonzalez, anch’esso in certa misura artefatto e cristallizzato in una forma quasi immutabile.
Unica eccezione in extremis, nel bis di “Dreaming Of You”, dove una distorsione acida della chitarra genera una saturazione acustica che stupisce ed entusiasma il pubblico, subito dopo rapito dai mille riflessi della mirrorball approntata per il gran finale, ultima occasione d’oro per gli accaniti documentaristi dello smartphone che hanno a lungo piagato la performance.

Un microcosmo melodico custodito stoicamente per lunghi anni e rivelato al mondo intero soltanto due anni fa: i Cigarettes hanno atteso il loro momento e ora se lo godono attorniati da un oceano di nostalgici e innamorati dell’amore come loro. Hanno ambìto a incarnare la definizione stessa di dream-pop e ci sono riusciti, tenendovi poi fede a costo di risultare ridondanti e autoriferiti. Potrebbe facilmente trattarsi di un incantesimo passeggero, ma ora come ora è difficile non soccombervi. La notte velata e il profumo di pioggia che ci accolgono all’uscita aiutano a non ripiombare troppo presto nei colori sbiaditi della metropoli e nel suo désespoir infrasettimanale.

Setlist

Opera House
Sesame Syrup
Cry
Crush
Sweet
Keep On Loving You [cover, REO Speedwagon]
Nothing's Gonna Hurt You Baby
Sunsetz
Affection
Touch
K.
Heavenly
Apocalypse

Bis

Young & Dumb
Dreaming Of You

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