11/12/2025

Zen Circus

Atlantico


Andrea Appino, Ufo e Karim Qqru da anni sono una certezza: puoi vederli dal vivo un’infinità di volte e non smetteranno mai di farti divertire, di coinvolgerti in una coloratissima festa durante la quale il cervello è continuamente stimolato, sia dalla trascinante musica della band, sia dai contenuti mai banali dei testi. Se il combat-folk che caratterizzò la prima parte del percorso firmato Zen Circus oggi lascia spazio a una forma canzone più ragionata, a suo modo radiofonica, dal vivo ad emergere è sempre l’atteggiamento “contro” adottato dal trio per distinguersi. Anticonvenzionali, irridenti, dissacranti, veri toscanacci, sempre integri, i nostri continuano a non avere la minima intenzione di scendere a compromessi.
Giusto per citarne una: in questo tour il gruppo ha deciso di assicurare ogni sera un siparietto agonistico. Una sfida fra il frontman Andrea Appino e il chitarrista Francesco “Maestro” Pellegrini, una gara che potremmo definire di crowdsurfing in canotto. A un certo punto del concerto, durante l’esecuzione di “Ragazzo eroe”, i due salgono sopra i gonfiabili, si lasciano trasportare dal pubblico fino a metà sala, poi incitano la folla a spingerli fino al palco: il primo che arriva vince. Una vera fortuna approdare sani e salvi oltre la transenna, un’idea mutuata da una recente trovata live degli Idles (pensata per rappresentare gli sbarchi degli immigrati nel Mediterraneo) e personalizzata a proprio uso e consumo.

Questa sera siamo all’Atlantico di Roma, luogo dove il Circo Zen negli anni è passato numerose volte, e ci troviamo esattamente a metà del tour promozionale a supporto del recente album “Il male”, dopo le date di Padova, Milano, Torino, Firenze, e prima di approdare a Bologna, Molfetta, Senigallia, Napoli e Perugia. Il trio storico è rinforzato dalle presenze del già citato Maestro Pellegrini alle chitarre e di Fabrizio “Geometra” Pagni ai synth.
La scaletta pesca uniformemente dall’intera carriera degli Zen, o meglio, da tutti gli album cantati in italiano, da “Villa Inferno”, inciso nel 2008 con Brian Ritchie (a essere estratte dal cilindro sono “Vent’anni” e “Figlio di puttana”) a “Il male”, dal quale vengono proposte otto tracce sulle undici complessive. Dai brani più rotondi, quelli che ne hanno consolidato il successo ben oltre la nicchia di appartenenza (“Non voglio ballare”, “Il fuoco in una stanza”) ai momenti più irriverenti (a iniziare da “Andate tutti affanculo” scritta che continua a campeggiare su molte magliette indossate dai fan).

Durante quasi due ore di spettacolo i miei applausi più sinceri arrivano dopo il vortice shoegaze che accompagna le stratificazioni chitarristiche di “E’ solo un momento”, vero pezzo di bravura, la traccia decisiva de “Il male”, non a caso suonata a fine setlist, con quella coda finale perfetta per i titoli finali. Giusto prima di un paio di bis, due classici fra i più amati dal pubblico Zen, “L'anima non conta” e "Viva”, sulla quale sotto il palco si scatena il pogo selvaggio.
Menzione necessaria per Alessandro Fiori: il cantautore – già voce dei Mariposa - ha intrattenuto i presenti per una ventina di minuti prima dell’ingresso in scena degli Zen. Da solo, voce e pianoforte, con aria un tantino dimessa, è sembrato stridere con la foga tritatutto della band di Andrea Appino, ma ha senz’altro meritato i sinceri applausi del pubblico.