Mick Jagger e Melania Trump ai ferri corti per “Gimme Shelter”

26-02-2026
Melania Trump e Mick Jagger ai ferri corti per l’utilizzo di "Gimme Shelter" nel docufilm Amazon dedicato alla First Lady e ambientato nei giorni che hanno preceduto il secondo insediamento di Donald Trump. Al centro della controversia, la presenza del brano dei Rolling Stones nella sequenza di apertura, girata a Mar-a-Lago.
Secondo quanto dichiarato dal produttore Marc Beckman a Variety, il leader dei Rolling Stones sarebbe stato "direttamente coinvolto" nell’operazione e avrebbe dato la propria approvazione all’uso del pezzo. Beckman ha sostenuto che alla band interessasse esclusivamente la qualità del film, senza implicazioni politiche, e che dopo una visione in anteprima i musicisti ne fossero rimasti colpiti.
Una versione che però è stata smentita. Un portavoce dei Rolling Stones ha chiarito al Guardian che l’accordo per l’utilizzo di "Gimme Shelter" è stato concluso unicamente tra i produttori del documentario e Abkco, la società che detiene i diritti del brano, senza alcun coinvolgimento diretto della band o di Mick Jagger.

Non è la prima volta che il nome del gruppo incrocia quello di Donald Trump. In passato, i Rolling Stones hanno contestato l’uso delle proprie canzoni durante i comizi dell’ex presidente, così come altri artisti di primo piano: Guns N' Roses, Neil Young, Bruce Springsteen, Adele, Queen, Elton John, ABBA, Jack White, Céline Dion, Foo Fighters e gli eredi di Prince, Tom Petty e Isaac Hayes.
Beckman ha inoltre riferito che anche Guns N' Roses, Grace Jones e gli eredi di Prince sarebbero stati contattati per includere altri brani nella colonna sonora del documentario, ma avrebbero rifiutato per ragioni politiche.
Ulteriori contestazioni sono arrivate da Jonny Greenwood, autore della colonna sonora di "Il filo nascosto", e dal regista Paul Thomas Anderson, che hanno chiesto la rimozione di un brano dal film sostenendo di non essere stati informati dalla Universal, titolare dei diritti, della concessione della licenza. Il pezzo, tuttavia, resta nella versione attuale del documentario. Beckman ha assicurato che "rimarrà per sempre, a prescindere dall’infrastruttura che distribuisce il contenuto".

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