Sono poco dopo arrivati Ray e Shaun, spontaneamente, per suonare nella band; una band che a tutti gli effetti non esisteva ancora e che non era stata affatto pianificata.
Quattro tracce (intitolate con numeri romani) all’insegna del minimalismo, per 13 minuti di frastuono. Chitarre sature, ritmiche serrate e stilisticamente poco curate nei dettagli, il basso che cerca di seguire il filo del discorso, synth che ripetono melodie ipnotiche (“III”), feedback assordanti; e la voce di Meredith, bella, decisa, che urla e sputa parole quasi indecifrabili.
Tutto suona confuso, rimbomba, come se i Perfect Pussy stessero suonando in una cella frigorifera e ci fosse un solo microfono a captare tutto ciò che esce dagli amplificatori. Quello che emerge da “I Have Lost All Desire For Feeling” ricorda vagamente il sound degli Hüsker Dü, le digressioni noise di Ira Kaplan e la timbrica vocale di Juliette & The Licks.
Alla fine del 2013, i Perfect Pussy cominciano ad avere tra le mani alcuni concerti ed entrano nel roster dell’etichetta Captured Tracks.
L’attitudine del gruppo prende le distanze da quella della scena musicale di Syracuse, troppo stereotipata e, secondo la band, dalle tinte razziste. La rabbia e la tensione percepite nei loro brani corrispondono alla ricerca di un benessere mentale, al desiderio di potersi sentire felici: “I am full of light/ I am filled with joy/ I am full of peace/ I had this dream that I forgave my enemies”, recita “I”. Il punk-hardcore grezzo, lo-fi, con una forte componente noise, è per loro uno degli strumenti più efficaci per esprimere sincerità con immediatezza.
Il prossimo 18 marzo arriverà il primo full-length della band, “Say Yes to Love”. Per i primi 300 fortunati acquirenti, la band ha messo a disposizione una special edition che include dei gadget, l’album registrato su cassetta e una “reliquia”, ovvero il vinile in cui è stato pressato il sangue della cantante Meredith Graves. “Driver” è un assaggio dell’Lp.
I Perfect Pussy non hanno assolutamente l’ambizione di scrivere qualcosa di nuovo nella storia del punk-hardcore americano: quello di cui hanno voglia è viaggiare il più possibile, farsi male, sudare ai concerti e lasciare Syracuse, per poi tornare e dire: “Hey, gente, che si dice? Non è cambiato niente, qui? Ok, ciao!”. Per partire di nuovo.