Oscar 2025: chi è Daniel Blumberg, il compositore britannico che ha vinto la statuetta per la Miglior colonna sonora con “The Brutalist”

03-03-2025

È andato al compositore britannico Daniel Blumberg e alle sue musiche per “The Brutalist” l'Oscar 2025 per la Miglior colonna sonora. Una soundtrack che fa ricorso a una manciata di strumenti e ricorre all'improvvisazione jazz per realizzare brani capaci di evocare l'approccio architettonico “brutalista” del protagonista del film, il fittizio architetto ebreo ungherese László Tóth con il volto di Adrien Brody, che si è aggiudicato a sua volta la statuetta come Miglior attore.

Compositore, polistrumentista e cantante, noto per la sua carriera eclettica che lo ha portato a spaziare dal rock alternativo alla musica sperimentale e alle colonne sonore cinematografiche, Blumberg ha iniziato la sua carriera musicale come membro delle band Cajun Dance Party e Yuck, ottenendo riconoscimenti importanti nella scena indie rock britannica. Successivamente ha intrapreso un percorso solista più sperimentale, collaborando con musicisti d'avanguardia e frequentando il Café Oto di Londra, noto per le sue esibizioni di musica improvvisata.
Ogni gesto di Daniel Blumberg è frutto di un’elaborazione creativa profonda. Se volessimo usare un termine inflazionato, potremmo dire che ogni suo album è un atto artistico e intellettuale. Difficile, comunque, relazionarsi con la discografia del musicista inglese, contrassegnata da una costante messa in discussione del proprio ruolo di artista e di esploratore delle profondità dell’animo umano, ancor più complesso immaginare quale possa essere la prossima mossa. La sua transizione verso la composizione di colonne sonore ha ulteriormente ampliato il suo spettro artistico, permettendogli di integrare la sua sensibilità musicale con la narrazione cinematografica.

Il suo album di debutto solista, "Minus" (2018), ha subito messo in luca una profondità emotiva e una sperimentazione sonora sorprendenti. Il disco consolida una lunga e interessante collaborazione con Billy Steiger (violino), Tom Wheatley (basso), Ute Kanngiesser (violoncello), Terry Day (voce) e Jim White dei Dirty Three  (batteria), musicisti con i quali ha condiviso una serie di concerti all’Oto Café: un locale diventato famoso per esser luogo di trasversali e geniali jam session. Prodotto da Peter Walsh (Scott Walker, Peter Gabriel, China Crisis), "Minus" offre un quadro articolato e complesso della personalità artistica di Blumberg, che al di là delle assonanze stilistiche - da Bonnie Prince Billy a Neil Young - vede il giovane musicista seguire la scia di personaggi dall’aliena e struggente spiritualità, come Mark Linkous (Sparklehorse) e Keaton Henson. Ed è proprio con quest’ultimo che l’artista sembra condividere anche alcuni tratti più intimi della propria personalità, come la comune passione per la pittura e il disegno (alcuni lavori di Blumberg sono stati esposti da Christies), nonché alcuni problemi psicologici, che se per Keaton Henson si traducono nella difficoltà a esibirsi in pubblico, per l'artista sono leggermente più gravi, al punto da averlo costretto a un ricovero durante le registrazioni dell’album.
Realizzato nell’arco di soli cinque giorni in un’isolata campagna gallese, “Minus” è un progetto articolato e complesso, una tela naif dove l’autore mette definitivamente a nudo se stesso, tra accordi di piano, suoni distorti di chitarre e violini, armonie ipnotiche e ripetitive e un cantato con toni da melodramma.

Successivamente, Blumberg ha pubblicato "On & On" (2020), proseguendo la sua esplorazione musicale con composizioni intime e complesse in cui affonda ancor di più le mani in un “caos creativo” in grado di mostrare una profondità emotiva e una complessità musicale notevoli. Il meccanismo perfetto brevettato con Billy Steiger, Tom Wheatley, Ute Kanngiesser e Jim White è ancora protagonista del processo di reinvenzione del poco confortevole ma intenso lirismo country e neoclassicheggiante del musicista londinese, questa volta accompagnato anche dalle strabilianti invenzioni a base di field recording dell’artista e poetessa gallese Elvin Brandhi (vero nome Freya Edmondes), compagna di viaggio in alcune recenti esibizioni live in Italia. Ed è proprio dal rapporto del musicista con la performance sul palco che scaturisce l’analisi della nuova creazione di Blumberg, atto indissolubile dalle variegate e turbolente esibizioni ricche di sperimentazione e improvvisazione, che per “On & On” sono fonte primaria non solo creativa ma anche strutturale o, se suona più chic, destrutturale.

Nel 2023, ha rilasciato "Gut", un altro racconto scevro da compromessi e logiche produttive, un'opera che riflette la sua continua evoluzione artistica e la sua capacità di affrontare temi personali attraverso una lente musicale ormai inconfondibile. Trenta minuti di tormenti fisici vissuti con una temerarietà non necessariamente eroica, tuttavia spirituale. Il musicista inglese racconta il lungo calvario vissuto per colpa di un problema intestinale, calandosi ancor di più nell'oscurità e nella vulnerabilità umana. Sei tracce legate da un flusso di emozioni in perenne affanno, un percorso a ostacoli tra angoscia, dolore e rinascita, suggellato da cupe trasfigurazioni armoniche potenti come un brano di Arvo Part e strazianti come le pagine più sperimentali di Scott Walker. Peter Walsh dietro il banco di produzione e Brady Corbert, autore di un film in bianco e nero che racconta per immagini il calvario di Blumberg, contribuiscono ad ampliare la gamma emotiva di un album dalle mille sfumature.

Blumberg ha iniziato a comporre colonne sonore cinematografiche con "The World To Come" (2020), per il quale ha vinto un premio Ivor Novello. La sua collaborazione con la regista Mona Fastvold in questo film ha messo in luce la sua capacità di tradurre emozioni complesse in musica, contribuendo in modo significativo alla narrazione cinematografica. Film uscito nel 2020, “The World To Come” è opera della regista norvegese Mona Fastvold, un racconto ambientato nella New York del tardo Ottocento, che contiene già in sé elementi drammatici e tormentati. Una storia d’amore tra due donne, al punto da sembrare quasi un’estensione della tensione emotiva che Blumberg ha finora tradotto in musica.
Abigail e Taille sono le vere protagoniste, non solo del film, ma anche della musica elaborata dal Blumberg. Facile, dunque, immaginare attraverso l’ascolto delle due tracce intitolate alle due donne perfino i diversi caratteri delle inconsapevoli eroine di questa storia.



La colonna sonora di "The Brutalist" (2024) rappresenta un ulteriore passo avanti nella sua carriera. Per questo progetto, Blumberg ha collaborato con oltre 20 musicisti, registrando in diverse location, tra cui una cava di marmo in Italia e città come Londra, Budapest, New York, Berlino e Parigi. La colonna sonora da Oscar è stata apprezzata in particolare per la sua capacità di evocare l'approccio architettonico del protagonista del film, combinando elementi di jazz improvvisato con strutture musicali minimaliste.
La vittoria dell'Oscar per "The Brutalist" costituisce dunque il culmine di un percorso sperimentale, che consolida la sua reputazione di Daniel Blumberg come compositore versatile e innovativo.

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