Sepultura

Roots

1996 (Roadrunner) | groove-metal, nu-metal, tribal-metal

As a rule I don't like suffering to no purpose. Suffering should be creative, should give birth to something good and lovely 
(Chinua Achebe)

Quella dei Sepultura è la storia di una delle formazioni più celebri e influenti delle Americhe, significativamente nata in Brasile in un'epoca (la fine degli anni 80) in cui la maggior parte dei gruppi metal noti ai più era o statunitense o europea.
Il gruppo nasce per iniziativa dei fratelli Max (voce, chitarra) e Igor (batteria) Cavalera e si assesta inizialmente su coordinate thrash/death, pubblicando lavori che riscuotono successo nell'underground estremo come "Morbid Visions", "Schizophrenia", "Beneath The Remains" e soprattutto il loro primo personale capolavoro, il monumentale ed efferato "Arise". In seguito, i brasiliani rimangono fortemente colpiti dal groove-metal, un filone nato come sottogenere del thrash a partire principalmente dagli album dei Pantera, che pone più enfasi sul piglio ritmico (sincopato, relativamente rallentato) e sui suoni (corposi e ribassati), piuttosto che sulla sola aggressività (comunque tinta di attacchi hardcore-punk). Così, lo mescolano al loro stile e il risultato è "Chaos A.D." del 1993, mastodontico lavoro sia dal punto di vista compositivo che nell'urlo di ribellione dei testi. Nell'ambito thrash/groove è una delle pietre miliari, punto di riferimento per numerosi gruppi successivi che vi devono molto.

La terza opera fondamentale di fila della formazione brasiliana è "Roots" (1996), che sviluppa il groove implementato con "Chaos A.D." in una maniera atipica e spiazzante. Anzitutto, c'è l'aggancio a uno dei fenomeni mediatici più diffusi e discussi del decennio, il nu-metal, nato prendendo spunto anche dal groove-metal, nonché proprio dai Sepultura, a metà anni 90. L'esordio dei Korn del 1994 si ispira, in maniera definita quasi religiosa dai membri del gruppo, anche alla formazione brasiliana. Quest'ultima a sua volta ne prende spunto e lo incorpora in maniera personale nel proprio stile, in uno scambio di influenze reciproche, di riff sincopati e ribassati, tensione psicologica e atmosfere terrificanti. Oltre che dai Korn, i Sepultura sono esplicitamente influenzati anche dai primi Deftones, tanto nella musica quanto nell'estetica e nelle relazioni interpersonali: Max ne indossa le magliette ai concerti, li invita a organizzare tour o addirittura a partecipare alle registrazioni, li esalta nelle interviste. Il riffing di Andreas Kisser, al vertice della creatività già nei precedenti due album, si fa ancora più cupo e corposo. Ma ancor più lampante della comunione d'intenti è il fatto che i Sepultura chiamino in studio il produttore Ross Robinson, l'artefice del marchio korniano, per ricreare quel particolare sound duro, sporco e caldo, che caratterizzava le atmosfere oscure di Davis e soci.
L'altra novità dell'album, invece, viene suggerita a Max dalla visione del film "Giocando nei campi del signore", ambientato nella foresta pluviale tra i nativi amazzonici. Il vulcanico cantante avverte il desiderio di scoprire le origini indigene del suo paese, le "radici" etniche (da cui il titolo dell'album) del Brasile, e ottiene il permesso di incontrare la tribù degli Xavante. Suo fratello Igor, in un'intervista al Nashville Scene, avrebbe ricordato così quell'evento: "Ogni secondo di quel viaggio era folle e ci ispirava. Ma c'erano alcune cose che spiccavano ancora di più. Per esempio, quando ci spiegarono che suonavano solo musica trasmessa in sogno a qualcuno della tribù. Un modo completamente diverso di approcciarsi alla musica.

L'album è così innervato dagli inserti etnici, da strumenti tradizionali come il berimbau, il timbau o lo djembe, e presenta anche alcuni pezzi strumentali o con canti registrati degli Xavante. In maniera marginale, questi elementi comparivano anche in "Chaos A.D." e "Arise", ma ora con "Roots" divengono parte integrante della musica  e dell'identità stessa dei Sepultura. Non a caso in molti definiranno il disco "tribal-metal".
Ma "Roots" è soprattutto una ventata d'aria fresca nel panorama metal anni 90. A differenza di gruppi affini come i Fear Factory i Sepultura non ricorrono a sonorità elettroniche o industriali per rinnovare il genere, bensì guardando alle radici etniche, a suoni della civiltà pre-urbana. Senza rifugiarsi nella nostalgia tipica di alcuni gruppi folk-metal esistenzialisti nordici, ma attualizzando quei suoni, a voler dimostrare come siano tuttora parte integrante del loro retaggio.

L'avvicinamento al nu-metal porterà diversi fan di vecchia data a disprezzare il disco, ma saranno anche tanti i gruppi pronti a seguirne l'esempio, rimodellandone le idee in base alla propria sensibilità e al proprio background. In generale, nell'ambito del metal alternativo, "Roots" diverrà negli anni un punto di riferimento internazionale, riscuotendo numerosi consensi nella stampa specializzata e anche un certo successo di vendite. È l'album in un certo senso più sperimentale dei Sepultura e sfoggia un livello di songwriting e originalità che non verrà mai più replicato dal gruppo nei lavori successivi - complice anche l'abbandono di Max Cavalera proprio dopo questo lavoro.
Tematicamente, "Roots" è uno spaccato dell'immaginario che i Sepultura associano al Brasile. La copertina rappresenta un indigeno Karajá. E i testi sono, come sempre, molto immediati: il marchio di fabbrica dei Sepultura sta nei pugni allo stomaco, in versi viscerali che esprimono emozioni intense (in particolare, di rabbia, dolore e disgusto); come anche nei riff semplici e diretti di Andreas Kisser e di Max Cavalera, nella potente batteria di Igor Cavalera, nell'immagine ribelle che li accompagna.

L'iniziale "Roots, Bloody Roots" è il primo singolo e il manifesto dell'album, una danza di guerra spaventosamente efficace e coinvolgente, oltre che un inno di identità tribale ("Why can't you see/ Can't you feel/ This is real/ I pray we don't need to change/ Our ways to be saved/ That all we want to be/ Watch us Freak!"). Per Max Cavalera il messaggio da trasmettere è credere in sé stessi, nella propria appartenenza culturale, nell'essere fieri delle proprie radici per quanto difficoltoso sia. I suoi riff cadenzati, il feedback dell'assolo minimale e lancinante, la batteria magmatica e inesorabile, la ferocia del canto-ruggito di Cavalera hanno fatto scuola per l'ala più pesante ed estrema del nu-metal. Il video, che inizia con la citazione posta all'inizio della recensione, mostra tanto i paesaggi naturali del Brasile quanto esercizi della tipica capoeira, percussionisti afroamericani, costumi tribali, come anche le chiese e le catacombe della città di Salvador (dove venivano venduti gli schiavi neri in epoca coloniale), con Max che sfoggia la sua maglietta dei Deftones, mentre urla il suo testo tra le strade della città.
Il testo del successivo singolo "Attitude" è stato scritto dal figliastro di Max, Dana Wells: è di nuovo un irato tributo all'indipendenza personale e alla libertà ("Live your life/ Not the way they taught you/ Do what you feel!"), accompagnato dal risentimento per una realtà dura, che però forgia il carattere, seppur in maniera dolorosa ("Survive the jungle/ Give me blood/ Give me pain/ These scars won't heal... Leave it behind/ They don't care if you cry/ All is left is pain"), invitando alla fine l'ascoltatore a essere sé stesso anziché conformarsi agli altri. Il riff principale è uno dei più memorabili in ambito groove-metal e nu-metal del decennio: ad esso attingeranno numerose formazioni come Machine Head, Byzantine, Slipknot o Coal Chamber. Il video mostra l'atleta connazionale Royce Gracie in tenuta da jujitsu che sconfigge avversari più grandi di lui con le sue tecniche di lotta (la famiglia Gracie è famosa in Brasile per la sua scuola di arti marziali e per le vittorie in competizioni senza regole chiamate "vale tudo" dove i suoi membri non si arrendevano anche a costo di subire infortuni, inoltre Royce all'epoca del disco era da poco divenuto celebre internazionalmente proprio per avere dominato i primi tornei di quelle che sarebbero poi state chiamate Mixed Martial Arts o MMA).

L'allucinante "Cut-Throat" è una feroce critica all'establishment musicale e all'industria musicale, visti come egoisti, profittatori e mendaci ("Telling lies right into your face/ Grab your soul and make a disgrace/ Make you believe you're bigger than life/ No one cares if you'll live or die"), ma in particolare all'etichetta Epic (a cui il gruppo si riferisce velatamente con le iniziali del verso "Enslavement Pathetic Ignorant Corporations") assieme alla quale venne pubblicato con non pochi problemi contrattuali "Chaos A.D.".
Tra i brani più popolari del gruppo di sempre, "Ratamahatta", è un sardonico e sarcastico "elogio" delle favelas, arricchito da citazioni di figure popolari della storia del Brasile, come ZumbiLampião e il personaggio fittizio Zé do Caixão. Il testo è un insieme di frasi brevi e d'impatto, quasi degli "slogan", adatti allo stile canoro di Max, che urla i versi in faccia all'ascoltatore. Questo approccio è enfatizzato anche dalla ripetizione quasi ossessiva dei riff e dei ritmi. A impreziosire il brano anche David Silveria dei Korn alle percussioni e il cantante samba-reggae Carlinhos Brown, che forma una controparte frizzante all'impetuoso Cavalera. 

"Breed Apart" rimescola thrash, groove e nu-metal, con Max Cavalera che imita lo stile vocale variegato di Jonathan Davis, in particolare i fraseggi più bassi e cupi. Il testo è molto minimale e ripetitivo, un ossessivo invito a seguire la propria strada. "Straighthate" è invece una rivendicazione groove/thrash di esasperazione e ribellione: i riff acidi sono immersi nel feedback, i bassi sono penetranti. Il testo affronta la questione dell'odio e del rancore, suggerendo che siano in definitiva inevitabili riflessi dei soprusi della società ("Walking now on different dirty streets/ But the same old feeling still exists/ Hate is like a shade that will never leave/ Leave me alone I don't need sympathy... Criticize and call me negative/ You never face life or reality/ Separate myself from the rest/ What the fuck do you expect?"). Le strofe della parte finale ("What goes around comes around/ Grow up in the ghettos made me real/ To deal with my fears/ Motherfucker you don't understand/ Pain and Hate") sarebbero poi state ulteriormente sviluppate da Max Cavalera nei Soulfly, con il brano "Jumpdafuckup". Un po' meno convincente a livello lirico è "Spit", che parzialmente banalizza l'intento della precedente canzone, sfociando in uno sfogo violento (ma a livello strumentale resta trascinante e spiazzante).

David Silveria torna con "Lookaway", assieme anche al suo collega Davis al microfono; tra gli ospiti nel brano anche Mike Patton, uno dei punti di riferimento del crossover, e Leor Dimant, che sarebbe divenuto famoso come turntablist dei Limp Bizkit. È un brano angosciante, industriale, con un riff marcio e ribassato, effetti stranianti, linee vocali sussurrate in duetto tra Davis e Cavalera in una maniera alienata, e un testo che parla del disgusto provato per l'organo genitale femminile in un atto sessuale indesiderato ("Each time I pull it apart/ I get disgusted, can't do it today/ What makes it so good/ To lie just to lick/ Fake it, you like it, just take me away"). Lo scat finale catapulta direttamente all'interno dell'esordio omonimo dei Korn, rendendo l'atmosfera ancora più psicotica e conturbante.

I Sepultura superano sé stessi con "Dusted": un nu-metal furioso e potentissimo che poi si trasforma in un thrash/groove spiazzante, retto dai fenomenali riff e dalla superba prestazione alla batteria di Igor Cavalera. "Born Stubborn" è un urlo anarco-primitivista ("I got my tribe it's my own right/ And I don't have to tell you why/ It's been like that from the start/ And you can't break it apart/ Sepultura in our hearts/ Can't take it away/ These roots will always remain"), che accentua i toni melodici, attraverso un contrasto tra il riff acuto e il growl furioso di Max Cavalera. In primo piano resta sempre il fratello Igor, mentre il finale è contraddistinto da alcuni campionamenti della tribù Xavante. 
Il pezzo successivo è una strumentale acustica, "Jasco", un breve intermezzo che sfocia nell'etnica "Itsári", con i canti degli Xavante sovrapposti alle percussioni e agli accordi acustici. Il mood di questi due brani è pienamente immerso nella natura selvaggia del Brasile e si sposa in chiaroscuro alla violenza delle successive "Ambush", esplosione hardcoreggiante dedicata all'attivista ambientalista Chico Mendes assassinato nel 1988, ed "Endangered Species", claustrofobica e disperata, incentrata sul collasso degli ecosistemi. Si tratta di temi molto sentiti in Brasile, nonché già cari ai Sepultura fin dai loro primi lavori.
Infine, la breve "Dictatorshit", più hardcore-punk e speed-metal, è una vendicativa critica al colpo di stato del 1964, in cui il presidente João Goulart venne deposto da una giunta militare. Max ringhia, affermando che l'evento è ancora vivo nell'immaginario comune, in primis il ricordo di chi morì ("Spirit still alive/ We still hear the cry/ From the one that survived!"). Ma non è la vera conclusione, perché c'è ancora tempo per una lunga ghost track, "Canyon Jam", che è un po' una jam session minore di strumenti etnici, tra registrazioni ambientali e rumori di insetti.

Sfortunatamente, "Roots" rappresenta anche il canto del cigno dei Sepultura di Max Cavalera, che di lì a poco lascerà il gruppo tra mille polemiche. La causa è da rintracciare nella tragica morte del figliastro Dana Wells e nel licenziamento della madre di quest'ultimo, Gloria Bujnowski (con cui si era sposato), da manager del gruppo, deciso dai suoi compagni: Max si sente tradito e se ne va sbattendo la porta. Subito dopo fonda i Soulfly, per continuare a portare avanti lo stesso discorso, tanto musicalmente (con un riffing all'inizio ancora più marcatamente nu-metal e ulteriore enfasi sulle percussioni tribali e sugli inserti acustici) quanto come attitudine (addirittura aumentando il numero di ospiti e turnisti per farne una sorta di tribù musicale). 
Il resto del gruppo, invece, non si sarebbe mai più ripreso dal divorzio e tutti i successivi album sarebbero stati lontani dalla forma raggiunta dai brasiliani con il trittico "Arise"-"Chaos A.D."-"Roots".

(13/09/2020)



  • Tracklist
  1. Roots Bloody Roots
  2. Attitude
  3. Cut-Throat
  4. Ratamahatta
  5. Breed Apart
  6. Straighthate
  7. Spit
  8. Lookaway
  9. Dusted
  10. Born Stubborn
  11. Jasco
  12. Itsári
  13. Ambush
  14. Endangered Species
  15. Dictatorshit
  16. Canyon Jam
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