Donatella Rettore

Kamikaze Rock 'n' Roll Suicide

1982 (Ariston Music) | new wave

Io nell'addome ho una polveriera
("Sayonara")
Donatella si era spappolata nel blu o, peggio, impiccata sul bidet. Ma anche ciò che ne restava, l'algida Miss Rettore, nell'anno 1982 manifestava inquietanti tendenze suicide. Commerciali, anzitutto. Perché solo una kamikaze nata come la cantante veneta poteva inventarsi (in Italia, per di più) un concept-album sul gesto estremo di togliersi la vita, condito oltre tutto da annotazioni filosofiche sulla cultura giapponese. Ma, si sa, la bionda vamp di Castelfranco Veneto non ha mai amato le mezze misure. Così, in una sorta di guerra ideale con sé stessa, con i suoi detrattori e con quell'industria discografica che stava tentando di ingabbiarla, decide di travestirsi da samurai e di giocarsi il tutto per tutto. Anche a costo, alle brutte, di prendere una lametta e sgarrarsi le vene. Dall'Estasi clamorosa al harakiri. Nel giro di nemmeno un anno.

Chissà, forse fu proprio l'incredibile exploit dei tre anni precedenti (un Lp e tre singoli nelle top 10 italiane, più la vittoria al Festivalbar con il brano "Donatella") a garantirle la serenità per concedersi una sperimentazione così libera. Più probabilmente contribuì un viaggio a Londra, durante il periodo della guerra delle Falklands, detonatore di idee, spunti, riflessioni. Fatto sta che "Kamikaze Rock 'n' Roll Suicide" è sicuramente il disco più estremo e coraggioso di un'artista che era sulla breccia già dagli anni 70 e che non aveva mai nascosto il suo spirito anticonformista, vedi la performance sanremese del 1977 con "Carmela", canzone intrisa di riferimenti politici alla rivoluzione spagnola, oppure quella "Caro preside" dello stesso anno con allusioni al tema della pedofilia e delle molestie sessuali sul luogo di lavoro. Un antipasto, spesso dimenticato, di quel cocktail dissacrante servito a partire dalla sua prima hit "Splendido splendente".

Stavolta, però, l'ex-Donatella - una delle prime cantautrici italiane, è giusto ricordare - osa ancora di più, sfida apertamente le ipocrisie e i tabù nazionali a colpi di testi surreali, nonsense e illuminanti, composti insieme all'inseparabile marito Claudio Rego. Ma anche i suoni del disco segnano un nuovo traguardo per la canzone italiana, attraverso interessanti ibridazioni con la synth-wave internazionale di band come Blondie, Devo, Omd e Ultravox. Non che fosse una novità assoluta, a dire il vero, perché al di là dei refrain da acchiappo facile, dei ritmi disco/synth-pop/ska e dei doppi sensi scandalosi alla "Kobra" (che facevano tanto parlare i rotocalchi dell'epoca, assieme alla rivalità con Loredana Bertè), Miss Rettore aveva già contribuito a svecchiare notevolmente il pop di casa nostra, rimodellandolo con il suo bisturi tagliente in forme più glamour e accattivanti, in linea con lo spirito variopinto dei folli Eighties ("una delle prime artiste a colori", l'aveva definita Davide Bassi nella sua lungimirante monografia su queste pagine). Una diva futurista dall'ambigua sessualità ("Uomo o donna senza età, senza sesso crescerà") e dalla maschera estetizzante ("una splendente vanità"), nata da una fusione a freddo tra le correnti glam, camp, new wave e new romantic.

La copertina è già una chiara sintesi dei temi del disco: una Rettore in minigonna, stivaloni e fascia nipponica siede su alcuni pneumatici, davanti a un Mitsubishi Ki, un aereo bi-elica utilizzato nella Seconda guerra mondiale dall'aviazione giapponese, mentre sullo sfondo di un cielo giallognolo esplode un kamikaze tra fumo e rottami. Il suicidio, dunque, letto soprattutto come gesto d'onore, come quello degli aviatori del Sol Levante che si lanciavano con i propri aerei contro il nemico, con l'unico obiettivo di uccidere, senza temere di perdere anche la propria vita.
Alla filosofia nipponica - divulgata anche attraverso un dizionarietto con i termini più oscuri allegato al disco - è dedicata soprattutto la prima metà della tracklist, con brani che anche musicalmente richiamano atmosfere del Sol Levante. Tra queste, "Sayonara" è la più accattivante, con il suo appiccicoso riff sintetizzato da antica filastrocca giapponese che, tra rombi ed esplosioni, prelude all'irruzione di una Rettore vocalmente esplosiva con la sua dichiarazione di guerra, sfregiata da una chitarra rock: "Io vivo di conquiste e di battaglie/ Mia moglie intanto lucida medaglie/ Chi si accontenta di pescar conchiglie/ Non ha nel sangue il mio rumore di ferraglie". Mentre in avvio "Karakiri" trae luce dal sopracitato atto suicida fino a mostrarne i vicoli ciechi, l'insondabile paradosso, in un volteggio di ombre inscenato dalle tastiere ubriache.
Vorrei scappare, ma i peschi sono in fiore
La mano trema, Kaishaku aspetta me!
E questa terra, già vomita preghiere
Sento alle spalle, un grido: "Ahe!"
Karakiri!
Il buio assume poi le fattezze di un temporale, posto all'inizio di "Oblio", prima che il racconto evochi la resa con Dio. Una presa di coscienza sostenuta dal piano tragico, con il consueto riff burlone che interviene qui e là a gamba tesa. La Rettore gioca tra gli specchi. Le proiezioni del suo essere sfuggente si travestono improvvisamente di rassegnazione. È quindi preda e al contempo carnefice di una riscossa che non teme di fare i conti con la banalità della realtà. Una condizione che alla fine della fiera la tiene pur sempre alle corde. La sua liberazione necessita dunque di un'eresia insolita. Donatella chiede così in prestito dal beauty case della società occidentale una lama da rivolgere solo apparentemente verso sé stessa.
"Lamette" resta ancora oggi il manifesto del suo essere piccante, sfottente, fuori dai ranghi. Una canzone che rievoca il tema della title track posta in attacco, ribaltandola su tempi e umori più sostenuti. Tre minuti scarsi in cui sale in cattedra la versione femminile di un Joker che sbeffeggia i propri demoni strusciandoli sul suo corpo, in una danza new waveirresistibile che farà epoca e inesorabilmente scuola.
Mi gioco tutto con candore e furia
E allora stop!
Senti come affetta questa lametta
Da destra verso il centro, zap!
Dall'alto verso il basso, zip!
Che gusto, che innesto!
Nella seconda parte della scaletta, trovano posto brani più spiazzanti e nonsense, all'insegna del suo tipico dark humor. È il caso di "Garage", il cui folgorante incipit è tutto un programma: "Io lavoro giù al garage/ Non ho certo un bel ménage/ Con il grasso e con la tuta/ Sono una donna unta". Segue, su martellanti cadenze punk-wave, il caustico ritratto di una donna sottomessa alla cultura maschilista, simbolizzata da un'officina che immaginiamo affollata di calendari di nudi femminili, dove loschi clienti "con la mancia hanno il diritto di toccarmi il culo". Dopo le violenze fisiche della guerra e dei bombardamenti, insomma, ecco quelle psicologiche sulle donne, vittime spesso inconsapevoli che Rettore, con il suo cinico sarcasmo, pare quasi spingere a qualche forma di ribellione, come - secondo alcune interpretazioni - anche l'omosessualità femminile.

"Sangue del mio sangue" sembra invece uscita da una notte di registrazione con gli Squallor. Una lunga notte in cui raddrizza Bigazzi e compagnia cantante, lasciando sul tavolo versi elevati, ma non per questo poco erotici. Donatella agita le acque del suo "ottavo senso"; la sua "bocca si apre, piena d'aria e saliva". È "la fame eterna di un'anima viva" che si contorce tra le "grida chiare di anime dannate", per una marcetta dopotutto gigiona. Sono gli ultimi fuochi di artificio di una messa in scena pirotecnica che nella ballata conclusiva, "Giulietta", muta in totale dolcezza, trasferendo il tema del suicidio d'onore dal Giappone alla più classica delle tragedie romantiche shakespeariane.

Scheggia impazzita della discografia italiana dei primi anni 80, forse perfino troppo avanti per gli orizzonti dell'epoca - ma preveggente anche a plasmare in chiave mainstream quell'immaginario giapponese che all'epoca stava iniziando a spopolare - "Kamikaze Rock 'n' Roll Suicide" non conquisterà in Italia i numeri dei predecessori, ma riuscirà comunque a centrare la top 20. E la successiva (per non dire tardiva) rivalutazione dell'intera opera di Donatella Rettore in chiave pop postmoderna vedrà ovviamente in prima fila il suo più temerario harakiri discografico.

(13/03/2022)

  • Tracklist
  1. Kamikaze Rock 'n' Roll Suicide
  2. Karakiri
  3. Oblio
  4. Sayonara
  5. Lamette
  6. Garage
  7. Sangue Del Mio Sangue
  8. Canta Sempre
  9. Giulietta




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