Godspeed! You Black Emperor

Yanqui U.X.O.

2002 (Constellation) | post-rock

I Godspeed You! Black Emperor (non è un errore di scrittura, ora hanno spostato l'esclamativo sulla seconda parola) tornano dopo il loro monumentale "Lift Your Skinny Fists Like Antennas To Heaven" del 2000, con un album stavolta su singolo supporto, ma sempre riempito di brani lunghissimi. Ci hanno abituato a un patchwork aggressivo (indimenticabile lo schema della molotov, in italiano, sul loro Slow riot E.P. ...), e, fedeli alla linea, mettono in copertina la foto di bombe appena sganciate da un aereo. Il bello però arriva dentro dove troviamo un foglio bianco da pura delazione maccartista della US Investigation, e il fulcro del loro discorso attuale, uno schema che illustra la compartecipazione delle major discografiche ad aziende produttrici di armi. Un j'accuse e una presa di posizione orgogliosa da parte del gruppo, che invece che cedere alle lusinghe di qualche grossa etichetta rimane fedele alla loro indipendente Constellation che li lanciò, inizialmente solo su vinile, nel 1997. Da ciò si comprende il significato del titolo "Yanqui U.X.O." che più o meno suona come "Bombe inesplose americane".

Cotanto manifesto programmatico viene in parte mantenuto nei solchi di questo cd: se non sorprendono, mantenendo la durata chilometrica dei brani (3 di cui 2 suite divise in altrettanti movimenti), i nostri compattano le idee e ottengono un suono e soprattutto un'atmosfera più aggressivi e cupi dalle loro lunghe composizioni, che comunque spesso non meravigliano più di tanto gli ascoltatori esperti, essendo come sempre variazioni sul loro tema di brani che attraversano un folk-blues molto dilatato, rock cosmico, Morricone e psichedelia.

Di tutte le composizioni la più autoreferenziale è la seconda "Rockets fall in Rocket Falls", che inizia con il solito giro di chitarra attorno al quale ruotano gli altri strumenti, fino a che la musica diventa più minacciosa con dei tamburi e dei fiati a realizzare un'atmosfera da pre-battaglia campale, fino alla prevedibile (molto...) esplosione finale. Piacciono di più gli altri due brani, due suite, dove i nostri realizzano delle atmosfere spesso imperniate su un folk-blues apocalittico (non alla Death in june, ma nell'umore...) come nell'iniziale "09-15-00" (data di inizio della seconda Intifada), dove gli strumenti dipingono un quadro desolato e frammentato, e lo sviluppo del pezzo dona una forza maggiore all'aspetto evocativo della musica, e soprattutto nell'altra suite finale "Motherfucker = Redimeer", che vede la musica come andare in frantumi, evocando scenari post-bellici, metafora in musica di tragedie umane senza apparente soluzione. E’ il momento più suggestivo dell'album, prima della potente ultima parte, forse il pezzo più 'rock' mai realizzato dal collettivo canadese, trascinante e catartico.

I Godspeed You! Black Emperor rinnovano così la loro innegabile forza e unicità di stile, con tutti i difetti del caso, visto le cadute di autoreferenzialità e di ridondanza già viste nel lavoro precedente; se non c'è stato lo scarto in parte auspicato con il passato, qualche movimento c'è: abbandonati gli inserti parlati (in verità un po' stucchevoli se non fastidiosi) il collettivo canadese si è dedicato maggiormente a far si che la musica sia essa stessa veicolo del messaggio, magari complice anche la produzione di Steve Albini, tanto che il risultato è di un disco meno diseguale e perciò più compatto. Certo è che chi si appresta ad ascoltare i Godspeed you! black emperor sa di trovarsi di fronte a una musica unica, e a una band che rappresenta ancora un punto di riferimento imprescindibile nella scena indie internazionale.

(27/10/2006)

  • Tracklist
  1. 09-15-00
  2. 09-15-00
  3. Rockets Fall On Rockets Fall
  4. Motherfucker="Redeemer
  5. Motherfucker="Redeemer
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