CCCP / CSI - Montesole

2003 (Mercury / universal)
alt-rock

Il secondo disco dei Per Grazia Ricevuta o PGR (Giovanni Lindo Ferretti, Ginevra Di Marco, Giorgio Canali, Francesco Magnelli, Gianni Maroccolo) in realtà è il primo.
Ciò che è contenuto in “Montesole” è la registrazione del concerto, in memoria di Don Dossetti, tenutosi il 29 giugno 2001 nel parco storico di Montesole, che ha portato alla ricostituzione, in un diverso progetto, dei quattro membri degli ex-CSI (tranne Zamboni).
I PGR, appunto, hanno già esordito con un omonimo disco di inediti, decisamente mediocre, uscito nel 2002, e solo ora hanno deciso di far uscire questo live che testimonia la prima uscita del gruppo, allora ancora in cerca di una meta (e infatti chiamatosi successivamente con l’acronimo di “Per grazia ricevuta”, nome di quella serata).

La transizione da CCCP a CSI, tra l’altro, avvenne in maniera molto simile: un concerto insieme a Ustmamò e Disciplinatha, tenutosi a Prato nel 1992 (anch’esso successivamente pubblicato, con il titolo “Maciste contro tutti”), fu la molla che permise ad alcuni membri del disciolto gruppo di riformarsi sotto il nome di Consorzio Suonatori Indipendenti.
Le parole di Ferretti, nel booklet di “Montesole”, sanno un po’ di autocelebrazione, e anche quest’operazione, a prima vista, potrebbe sembrare un po’ forzata, eppure ascoltando le canzoni del disco, omogeneo e disomogeneo allo stesso tempo, pare davvero di poter carpire l’atmosfera magica di quella serata.

Il disco (18 tracce per 72 minuti) è disomogeneo perché presenta vecchi brani dei CCCP, canzoni dei CSI, letture di Ferretti, inediti dei PGR, però deve la sua omogeneità alla riconduzione ad un particolare stile di arrangiamento, che appare tipico di quella serata. Tutti i brani, infatti, sono scarnificati, ridotti all’osso, rallentati, dilatati, senza percussioni e batteria, suonati perlopiù con l’ausilio di pianoforte e di una buona dose di effetti elettronici.
A trarre giovamento da questi riarrangiamenti sono soprattutto i brani dei CSI, e in particolare le tre tracce che aprono il disco. “Guardali negli occhi”, “Unità di produzione”, “Cupe vampe”: una sequenza straordinaria e struggente che ci restituisce alcuni capolavori del gruppo in una versione completamente nuova, essenziale, immersi in una dimensione intensa e sognante.

Dopo questa prima sequenza di canzoni, il disco si fa frammentario e un po’ ripetitivo: troppi intermezzi (“Libera me domine”, “Veni Creator Spiritus”) e qualche canzone che non dà il meglio di sé nella sua versione edulcorata (“Morire”, quasi irriconoscibile).
Ciò che più stupisce, comunque, è il massiccio utilizzo dell’elettronica (che, con la complicità di Hector Zazou, assumerà un ruolo ancora più importante nel loro disco in studio): nella lettura “La notte”, di Elie Weisel, la voce di Ferretti è accompagnata, e talvolta quasi sovrastata, da suoni techno, mentre in “Unità di produzione” si può ascoltare addirittura il cantato di Ferretti filtrato col vocoder.

Gli inediti (registrati a parte) sono interessanti: “P.C. – Popular Correct”, urlata, non sfigurerebbe in un disco dei CCCP; “1/365°” è una semplice canzone a due voci accompagnata dal solo pianoforte.
Al di là di qualche eccesso di narcisismo e di autoindulgenza, insomma, “Montesole” è un documento prezioso che regala emozioni e che, se fosse stato meglio strutturato e un po’ più breve, avrebbe conquistato di diritto un posto d’onore nella sterminata discografia dei gruppi capeggiati da Giovanni Lindo Ferretti. Così com’è, appare incerto e non perfettamente riuscito, ed è un peccato, perché la prima sequenza di canzoni è un vero gioiello che non si smetterebbe mai di ascoltare.

29/10/2006

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