Caribou

Tour Cd 2005

2005 (Domino) | avant-pop

Un altro disco quest'anno per Caribou, al secolo Dan Snaith. Una registrazione ufficiale, ma autoprodotta e soprattutto autodistibuita: lo trovavate solo al banchetto dei cd delle sue date dal vivo, ora lo trovate anche su internet (ma in edizione limitata), questo nuovo "Tour CD 2005". Più che nuovo, forse la parola giusta sarebbe inedito, giacché contiene ben 6 outtake (canzoni escluse infine dalla tracklist, per motivi di tempo od opportunità) del precedente "The Milk Of Human Kindness", uscito a marzo. E infatti, se "Blody Murder" richiama le suite da golden age di "Up in Flames" (quando ancora Caribou si chiamava Manitoba), "Medium Sized Working Dog" è uno dei migliori esempi del pop elettroacustico che ha caratterizzato l'ottimo "The Milk of Human Kindness", tra echi psichedelici alla Soft Machine e uso creativo e assieme elementare delle sonorità elettroniche.

C'è anche qualche sperimentalismo, che però dà l'impressione di essere un po' grezzo, improvvisato, quasi. I suoni dronici di "Raspberry", che rimbalzano stereofonicamente con variazioni di volume e poi si spengono in una frequenza disturbata, non fanno poi una grande impressione, oltre a valere avanguardisticamente zero. Meglio invece gli episodi di "The Snow Capes" e di "Sinuses", dove Caribou è maestro nel plasmare momenti strumentali melodicamente delicatissimi, fiorellini di pop "discreto" nel senso Eno-ista del termine, che sfiora carezzevole le orecchie di un ascoltatore che lavora, che legge, che viaggia, che dorme. Tuttavia, quanto appena detto riguarda solo l'ultima metà del disco. L'altra mezz'ora è dedicata a questo "mix", che definirei quantomeno bizzarro. Tecnicamente non è proprio un mix, è Dan che gioca a fare il radiofonico semplicemente collegando i pezzi l'uno con l'altro.

Personalmente non credo che il suo programma andrebbe oltre la prima puntata: a parte la disomogeneità, alcuni pezzi sembrano usciti dall'archivio "le canzoni brutte e vecchie che non vogliamo più sentire" (c'è persino una canzone religiosa cantata in italiano: "Benedite il Signore"); poi arriva estemporaneo qualche inserto jazz (Coltrane) e si riconosce qualche classico dimenticato ("This Will Be Our Year" degli Zombies - da recuperare -), inframezzato da obscura psichedelia alla Grateful Dead con tanto di organo elettrico, per poi girare ancora pagina con i Kraftwerk dei poveri. Seguono altre sorprese, e tiro a indovinare: dj con lunga e comprovata esperienza di sagre paesane tra i 70 e gli 80, artisti scartati dalla Motown, un fan di Kottke dopo il primo mese di chitarra, colonne sonore di b-movie a sfondo erotico-hippie, e di nuovo la compilation parrocchiale dei nostri zii (!!!). Scelte che non possono non sembrare provocatorie, egoistiche e forse anche scandalosamente sincere: Dan sfida l'ascoltatore a frugare nella subcultura musicale che l'ha portato a essere il compositore che è, e gode a rendere difficile il gioco.

Se accettate la sfida, perché vi interessate seriamente alla musica e all'estro di Dan Snaith, è da sentire. Prescindibile, purtroppo, per gli altri.

(12/02/2018)

  • Tracklist
  1. Mix
  2. Bloody Murder
  3. Medium Sized Working Dog (Steady Steady)
  4. Cardiff
  5. Raspberry
  6. The Snow Capes
  7. Sinuses
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