MELODIUM - La Tete Qui Flotte

2005 (Autres directions in music)
indietronica

Amore a prima vista. Scovato per caso, questo fiorellino lucente
rapisce completamente. Lui si chiama Laurent Girard e sotto questo stesso
acronimo ha già pubblicato ben quattro album. Un mondo sconosciuto e misterioso,
impaziente di essere esplorato.


Che cos’è? Indie-folk , glitch
, scomposizioni digitali, xilofoni tintinnanti, alcune fisarmoniche scordate che
emanano note amatoriali, calde, rassicuranti… Una sorta di musica ballabile,
ma calma e pacata, le note di chitarra si sovrastano a vicenda, componendo
un’atmosfera autunnale, i battiti spezzano il clima di pace. Si sentono echi dei
Mùm e del folletto Flim, lamenti di un folk sanguinoso, sperimentazioni
acustiche, praline di ritmo colorato.



L’ascolto in ciclo è quasi
obbligatorio, tanto l’album è attraente: canzoni dall’approccio amatoriale,
suoni giocattolosi e tenui, una elettronica mai così infantile, vocine che
rimbalzano come una pallina di gomma, su un soffitto infinito… Un accordo di
chitarra sa lasciarsi ammorbare da un pattern elettronico perfetto e
contagioso (“Hellomusic”), una canzoncina borbottante e stellare gonfia il cuore
d’amore (“Les Psychotropes Sont Mes Amis, Puis Mes Ennemis…”), un piccolo
sibilo metallico è il contorno per un canto spastico e scomposto, il ballo in
una notte malinconica, l’inizio (e la fine) di una storia (“Se Rayer
Provisoirement De La Liste Des Vivants”).



“Kill Me With A Smile” è forse
il pezzo simbolo del disco, tanto è compiuto. Un ritmo semplicemente bello, un
groove magicamente trascinante. Alcuni bleep se ne vanno per le
stelle, altri rimangono ad altezze raggiungibili, una chitarra si introduce
sorniona, e piano piano cresce di tono, un drone è facilmente
riconoscibile. E poi la voce. La voce di un robot sofferente, parole confuse e
incomprensibili. Attimi di pura bellezza indie-tronica . “Emptykuerten” è
più oscura e meno diretta: suoni freddi e discordanti si scontrano a vicenda, un
arco è un oblio di oscurità, stomp sono pressurizzati e rimbombanti, finché
l’anima elettronica sparisce e rimangono scheletri acustici, in un complesso
ammaliante ma ombroso. Il piano, sul finire, ci lascia un pattern che
pare rugiada mattutina, dai colori trasparenti.


Un racconto ballerino, uno
strimpellare dilungato, una voce malata (“Le Creux Est Ma Matière Première”),
proiettili digitali, per una guerra fra folletti robotici (“L’Attachement Aux
Symptômes”), una pioggia che cade e lo xilofono che ricopre il rumore
incessante, una ambient-music movimentata e mai così espressiva (“Mon
Baromètre Mental”). Rumorini scricchiolanti, schiocchi ferrosi, note di piano
gelide, sdruciture taglienti in “Interlude Pour Dépressifs”.



“Gamm-recomposé” è un giochino pericoloso, fra una drum-machine
saltellante e una fisarmonica docile, vocine dispettose sputano frasi immediate,
un gruppo di fiati elevano il pezzo alla soglia delle perfezione. Emozioni a non
finire. Piccoli fantasmi urlanti (i drone ), uno strumento starnazza
volenteroso (la chitarra), qualcuno sbatte e scoppia ( drum-machine ),
l’altro si lamenta dolorante (un synth): “Marcher A L’Envers Dans
Nantes-Atlantique” è una stanza arredata e saturata da questi eventi. Le tinte
sono tenui e la sinfonia suona solitaria. Seguono i rumori di una quotidianetà
frenetica e caotica (“Greg Davis > Craig David”), una piccola perla sognante,
con la voce di un bimbo di tre anni (“La Chanson De Laïs-Salomé”), e un folk
composto con il cuore (“La Fin De Tout”). Conclude il disco un altro capolavoro
di spumeggiante elettronica, fra una chitarra scanzonata e un flauto che più
solare di così non si può (“La Vie Est Plus Belle Depuis…”).



Queste
canzoncine possono essere un caldo letto per il cuore e un ambiente accogliente
per le orecchie, un ricovero per una delusione, una conferma se c’è un amore da
coltivare.

26/03/2006

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