Micah P. Hinson

The Baby & The Satellite

2005 (Sketchbook) | country-folk

Ventenne, una delle rivelazioni del 2004 con il suo "And the Gospel Of Progress", erede designato di Will Oldham, talento di assoluta purezza: per chi non ne fosse a conoscenza, un artista del genere esiste davvero, trattasi di Micah P. Hinson. Il suo primo disco non era stato capace di racchiudere tutte le cose che la sua vita e la sua poesia avevano sin a quel momento partorito. "The Baby & the Satellite" è quello che manca e non può essere più lasciato a marcire, una manciata di composizioni risalenti al 2001, qualche anno prima dell'esordio.

Nove sono le tracce che lo compongono: ma in effetti è un bluff. E' un bluff perché una, l'ultima, la title track, contiene l'intero disco in una veste alternativa e più vecchia (probabilmente un demo). Perché un'altra, la penultima, è una semplice reprise del primo brano (con qualche fiato a contrappuntare con più evidenza). Perché un'altra, "The Day the Volume Won", per quanto piacevole, è semplicemente la classica canzone da chiusura, due minuti acustici e sussurrati abbelliti da note di pianoforte. E perché un'altra ancora, "The Last Charge of Lt.Paul", è poco più di un esperimento, canto desolato per acustica, drum machine e voci registrate. Verrebbe da lanciarsi subito in, legittimissime, critiche all'operazione e all'industria discografica in blocco. Verrebbe, ma non lo facciamo. Anzi, facciamo finta di nulla. Questo per il motivo più semplice del mondo: perché le cinque, le uniche cinque vere canzoni del disco, sono di bellezza profonda, realmente imperdibili. Si poteva trovare un altro modo per recuperarle, vero. Ma tant'è, è andata così e l'importante è che ora siano a disposizione di tutti.

"The Dreams You Left Behind" è il brano di apertura (e il più bello). Violenti scossoni di tamburi ed epici arpeggi di acustica si susseguono: altre chitarre, maracas, battiti di mano, qualche distinta comparsata di synth e fiati arrangiano il pezzo, mentre la splendida, profondissima, voce di Hinson cesella una melodia toccante come mai. La dolcissima, acustica e accorata esecuzione di "For Your Eyes", con il ritornello a voce accartocciata (sottolineata dal piano), fa il paio, incantando e conquistando senza remore di sorta. "Wasted Away" è più rilassata, tastiere e chitarra elettrica a fendere l'aria rarefatta da synth soffusi, mentre l'acustica infarcisce il suono; "The Leading Guy" sfodera invece chitarre country-western e doppia voce (un adattissimo contrappunto rauco) e si lancia in una baraonda strumentale finale a ritmo d'armonica. La toccante serenata di "Or Just Rearrange" (che nella versione della title track è spazzata da bellissime e furiose folate di synth, qui trasformate in distanti droni d'organetto) è l'anello di collegamento (quanto a qualità) tra gli estremi.

Insomma, l'avete capito: il disco dura venti minuti e non sessanta come c'è scritto, ma quei venti minuti non si può fare a meno di ascoltarli. Nell'attesa del vero prosieguo di "Micah P. Hinson And the Gospel Of Progress" io ho scelto: mi lascio fregare, crogiolare e coccolare per un po'.

(29/12/2009)

  • Tracklist
  1. The Dreams You Left Behind
  2. Wasted Away
  3. The Leading Guy
  4. Or Just Rearrange
  5. For Your Eyes
  6. The Last Charge of Lt. Paul
  7. The Day the Volume Won
  8. The Dreams You Left Behind (Reprise)
  9. The Baby And The Satellite
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