Eef Barzelay

Bitter Honey

2006 (Fargo) | songwriter

Dal New Jersey, gli ormai rinomati Clem Snide proseguono nella tradizione sadcore del cantautorato “espanso” glorificata da Cat Power, Smog, Palace e Silver Jews. Attraverso rifiniture progressive d’arrangiamenti e scrittura alt-country (“You Were a Diamond”, 1998, “Your Favorite Music”, 2000, “The Ghost of Fashion”, 2001, “Soft Spot”, 2003), i nostri pervengono a raccolte di canzoni sostanzialmente imperniate sui soli cambi d’umore del titolare Eef Barzelay. Dopo aver ripetuto - ma con classe - il concetto nell’ultimo album “End Of Love” del 2005 (l’ulteriore tentativo di fusione tra malinconia e leggerezza), il leader decide di mettere a punto un’opera personale, “Bitter Honey”, accompagnandosi con la sola acustica.

Curioso vederne gli esiti altalenanti. In “NMA” decide di indossare i panni del songwriter attempato, ma i tocchi di produzione e gli innalzamenti à-la Jeff Mangum sottolineano i delicati interludi tra strofe. “Thanksgiving Waves” fa le veci della hit del caso, pur evitando di sconfinare nella facilità fine a sé stessa: accordi agili call-and-response (pure qui un tocco di produzione con effetto flanger ), innalzamenti vocali emotivi e dinamici (stavolta a richiamare Bright Eyes), e saliscendi da flusso di coscienza di toni confessionali, serenità e requisitorie a squarciagola. “Little Red Dot” e “Let Us Be Naked” sono due quadretti folk-pop, ma mentre il primo è l’episodio più arrangiato dell’album (e il più breve), il secondo - per contro - abbassa la qualità d’incisione in mimetismo d’arpeggi rurali.

Se “I Wasn’t Really Drunk” ripete il tono lamentoso di “Thanksgiving Waves”, “Words That Escape Me” ha arpeggio e progressione armonica memore di Iron&Wine, e un canto nuovamente Neutral Milk Hotel, mentre “Well”, da ballata solare da Neil Young circa “Zuma”, si trasforma emotivamente in una quasi-sarabanda accordale da Tim Buckley smaliziato. “Escape Artist” aggancia toni da serenata cameristica baroccheggiante, ma il canto comincia a stufare. Barzelay dimostra di non possedere l’estro vocale di Banhart.

Dischetto un po’ melenso, fiacco sul piano globale e discontinuo su quello atmosferico, ma vagamente interessante almeno come cartina tornasole dell’interpretazione del loner negli anni 2000. Nel suo primo album da solista, Barzelay ha voluto (ri)portare su disco le forme e le melanconie della sua attività precedente alla seconda incarnazione dei Clem Snide (la prima, interrotta dal progetto Fruit Key, misconosciuta e mai documentata, era dedita a punk-fuzz di tutt’altra ascendenza).

(24/03/2006)

  • Tracklist
  1. Ballad Of Bitter Honey
  2. Thanksgiving Waves
  3. NMA
  4. Well
  5. Words That Escape Me
  6. Little Red Dot
  7. Let Us Be Naked
  8. I Wasn’t Really Drunk
  9. Escape Artist
  10. Joy To The World
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