Deftones

Saturday Night Wrist

2006 (Maverick) | nu-metal

Da più parti salutati come gli intellettuali del nu-metal, i Deftones degli anni 90 sono anzitutto coraggiosa progressione stilistica che culmina con quel "White Pony" (Maverick, 2000) tutt’oggi considerato come la nuova pietra di paragone di tutto il genere (o tendenza, che dir si voglia). Laddove mostrava segni d’inaridimento, o di facile semplificazione commerciale (melodico-casinara), "White Pony" re-impostava il tutto disegnando sorprendenti traiettorie-canzone, rilanciando intrecci di distorsioni pesantissime e elettronica brada, passi furiosi e linee vocali dal tiro dosato ma intenso. Forse presa in contropiede da sé stessa, la band non ripete il miracolo: l’omonimo "Deftones" (Maverick, 2003) non fa che tratteggiare, seppur con progredita precisione e contrastata perizia stilistica, quelle intuizioni.

Dopo un nuovo periodo di pausa di tre anni, arriva il successore: "Saturday Night Wrist". Da subito sembra di ascoltare una replica di "Deftones", solo sottoposto a una stretta reazionaria ancor più decisa. "Rapture", una delle tracce forti, è riff death-metal con elementare evoluzione emo e voce filtrata (un po’ rap alla Rage Against The Machine, un po’ ossesso thrash ), dissonanze dello skretch , batteria brutale e chitarre scurissime. "Mein" accorpa distorsioni annacquate stile tardi Soundgarden a un ritmo sostenuto e a un chorus incisivo, introdotto da uno stacco acrobatico, pure annoverando una sorta di drone-ambient nello sfondo.
"Kimdracula" riduce ulteriormente l’originalità del riff, e "Rats! Rats! Rats!" alza tiro, velocità e furia, intervallando strutture electro e rulli compressori di power-chord . Spetta in ogni caso agli esercizi timbrici (pure una commistione tra elettronica e chitarra vicina a certi Limp Bizkit) della lunga introduzione strumentale di "U, U, D, D, L, R, L, R, A, B, Select, Start" di far risalire la china dell’interesse.

Qualora non ci sia nulla da eccepire sull’apertura di "Hole In The Earth", quasi un manifesto del nuovo corso (e forse una loro versione della ballata pop), i pomposi tempi lenti di "Cherry Waves" e "Beware" (esplosioni a go-go nel chorus ), il noioso numero glam-industriale di "Pink Cellphone", la melodia neo-prog senza vita di "Xerces", la minestra riscaldata crossover di "Combat" e i lagnosi singhiozzi di fuzz della conclusiva "Riviere" invogliano a rispedire tutto al mittente.

Amorfo tour de force di produzione dal quale in realtà si salva tutto e niente, che rialza la posta dell’ambizione (dando pure una parvenza d’utilità all’altrimenti futile progetto parallelo Team Sleep), consolida la competenza, tralascia la concisione e fa spallucce dell’alta prevedibilità. L’equilibrio instabile tra artifici di furbizia melodica da videoclip e spigoli screamo non riesce sempre a sostenere il peso degli stereotipi. Ci sono di nuovo furia e urgenza (anche se dettate da non si sa bene cosa), nonostante tutto.


(06/10/2006)

  • Tracklist
  1. Hole In The Earth
  2. Rapture
  3. Beware
  4. Cherry Waves
  5. Mein
  6. U, U, D, D, L, R, L, R, A, B, Select, Start
  7. Xerces
  8. Rats! Rats! Rats!
  9. Pink Cellphone
  10. Combat
  11. Kimdracula
  12. Riviere
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