ENSLAVED - Ruun

2006 (Tabu recordings)
black metal

Due anni dopo il validissimo "Isa", gli Enslaved tornano con "Ruun" a rivisitare il loro black-metal progressivo, dalle possenti aperture epiche, convincendoci, però, solo in parte, a causa di qualche tentennamento dinanzi al sacro fuoco dell' ispirazione. La compattezza del disco precedente sembra, infatti, essersi smarrita e i brani, pur mantenendosi su un buonissimo livello, appaiono in qualche caso un pochetto prolissi.

La crudezza e il pathos di "Entroper" sono quelli dei vecchi tempi, ma in "Path To Vanir" l’andatura rockeggiante mostra il lato meno felice della loro scrittura, con tanto di hammond ad ammiccare a certo proto-metal di matrice seventies e un intermezzo sognante che fa molto Pink Floyd scipiti. Li preferiamo, c’è poco da fare, nelle loro sontuose partiture black , con quel tono drammatico che sconfina dentro tonalità altamente tragiche ("Fusion Of Sense And Earth"); oppure, in quel mescolare passato e presente, con frammenti di cupa disperazione che riempiono uno scenario di stordente splendore metallico (la title track ). E’ una musica che quando imbocca il sentiero giusto riesce ancora a farci sobbalzare, mantenendo vivo il ricordo di un disco splendido come "Eld" (1997), oppure di tanti, serpeggianti cunicoli emotivi di una scena, quella scandinava, che custodisce perle ancora misconosciute e confinate in un limbo inspiegabile. Con "Tides Of Chaos", in un andirivieni estenuante, scivolano verso un metal-core dai fregi goticheggianti, mentre giocano a fare gli Opeth in "Essence", ovvero come mescolare barbarie e grandeur melodica.

Tutto è costruito con perizia: le chitarre sfrecciano dannate (un po’ Bathory, un po’ Impaled Nazarene), dietro le urla modulate si aprono, improvvise, coralità distese e meditative. Ma, in definitiva, è pur sempre una musica sofferta e sofferente, lavata in un bagno di disperazione. Ed è questo, in fondo, ciò che riesce a mantenere ancora a galla il tutto. Perciò, quando parte, fratturata e singhiozzante, "Api-Vat" si riaffaccia nuovamente il sostrato viking , e quasi immagino degli Ulver in technicolor scadentissimo, giusto qualche chiazza di giallo e di buio pesto. E’ una lezione di maturità dignitosa, con buona capacità di leggere il proprio tempo e la propria posizione. E lo sgorgare ultimo della malinconia di "Heir To The Cosmic Seed" chiama a raccolta seguaci e nuovi adepti, per un viaggio che, forse, dovrebbe essere a ritroso, prima di poter capire e comprendere.

12/06/2006

Tracklist

  1. 1. Entroper
  2. 2. Path To Vanir
  3. 3. Fusion Of Sense And Earth
  4. 4. Ruun
  5. 5. Tides Of Chaos
  6. 6. Essence
  7. 7. Api-vat
  8. 8. Heir To The Cosmic Seed

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