Chi ha voglia di crescere scagli la prima pietra!
Viene inaspettatamente dal Massachussets la band più assurda attualmente in circolazione.
Con frequentazioni eccellenti in gruppi californiani quali Caroliner Rainbow e Deerhoof (nonché il misconosciutissimo solo project Angst Hase Pfeffer Nase), Chris Cooper, immaginiamo stanco dell’inutile prolissità e ricercatezza (!) dei suoi vecchi gruppi, decide di mettersi in proprio cambiando costa e ragione sociale poco dopo il 2000. Il risultato è Fat Worm Of Error, ed è una delle cose più stupide, puerili e prive di significato che abbiate mai ascoltato, nonché il probabile nuovo zenith della deformità musicale made in Usa.
Il primo album (del 2004) e un singolo sono scaricabili sul sito del gruppo e quest’anno è uscito, sull’ormai prestigioso marchio Load, l’esordio "importante" che si presenta subito nel peggiore dei modi, con un gioco di parole più intricato che divertente fin dal titolo.
E questa dello scherzo inutile e fine a se stesso rimane una delle migliori chiavi di lettura possibili per la musica proposta dalla band. Ricordate gli Ubzub? Bene, immaginateli esplodere!
In pratica, si tratta di un branco di bambini scalmanati, guidati da una specie di Paul Lovens rincretinito alla batteria, che fanno a cuscinate per ore colpendo a casaccio alcuni strumenti musicali sparsi in giro per la stanza, in mezzo a cocci e chincaglierie di ogni genere. Questo o poco meno, perché in realtà una qualche rinnegata forma di "musica" si annida anche da queste parti tra le disarticolazioni più spastiche e deliranti ascoltate di recente, una specie di eiaculazione precoce cacofonica ripetuta a intermittenza e ad libitum senza lasciare all’ascoltatore il tempo di espellere il disco prima di venire contaminato da questa malattia.
La sigla "trash/nu-jazz" per descrivere il proprio sound è significativa in quanto l’elemento improvvisativo e il fluire continuo dei suoni caratterizzano una proposta complessiva che ha abbastanza poco a che fare col rock comunemente inteso (e il distorsore della chitarra è quasi assente, se non per creare mostriciattoli di note storte, sofferenti e aggrovigliate) ed è molto più affine alla nevrastenia ilare e giocherellona del free-jazz (a scanso di equivoci e per non far sembrare la cosa peggiore di quel che è: non era del tutto uno scherzo il riferimento a Paul Lovens).
A tutto questo marasma, con anche qualche bell’accenno di trash-noise demenziale e ampie cucchiaiate di prese per il culo ai synth e alla nu-wave, va aggiunta anche una voce femminile acuta e stonata oltre ogni dire e naturalmente irritante come poche altre cose con le quali vi sia mai capitato di avere a che fare. Per descrivere voci simili, in Romagna si parla di gatti attaccati con le unghie a parti del corpo (maschile) che potete facilmente immaginare.
Una nota singolare, e che ci farebbe propendere per parlare di "decostruzione totale della forma canzone" anziché di "approccio trash-jazz tout court", è il fatto che il libretto del cd contenga i testi (peraltro appropriati e nemmeno pieni di sconcezze) di queste scalcagnate acrobazie soniche che forse vorrebbero essere canzoni (e in effetti qua e là dopo alcuni ascolti si ravvisano rare "strutture" ripetute).
Se è jazz, sappiate che ne è l’escrescenza più purulenta e fastidiosa immaginabile. Se è decostruzionismo sappiate che Beefheart, Us Maple, Need New Body e Thinking Fellers in confronto suonano drone-music .
Ma la domanda chiave naturalmente è: a che pro? A questo interrogativo è possibile trovare solo risposte molto personali e non necessariamente altrettanto stupide quanto la musica contenuta in questo disco, anche perché la "colpa" alla fine è tutta di chi ascolta. Personalmente mi ritrovo a immergermi in questo album cialtrone e impresentabile con disarmante frequenza.
Chi ha voglia di crescere si vada a nascondere!
27/09/2006