Harvey Milk

Special Wishes

2006 (Troubleman Unlimited) | doom-metal

Finalmente! Finalmente sono tornati gli Harvey Milk! E se "Special Wishes" è tutto fuorché un capolavoro, segna, comunque, il ritorno di una formazione a suo modo leggendaria, artefice, negli anni Novanta, di un paio di dischi di doom evoluto e dalle connotazioni "progressive " da far accapponare la pelle (e di cui, almeno, "My Love Is Higher Than Your Assessment of What My Love Could Be" (1996) resta un'opera superba). In quei dischi, la band formata da Creston Spiers (chitarra, voce), Stephen Tanner (basso) e Paul Trudeau (batteria) si lasciava ammaliare dal suono pesante e maestoso dei Melvins ; venerava il rock scorticato vivo dei Big Black; imparava le scorciatoie progressive e la grandeur tragica dei Type 0 Negative, mentre, di rimando, accarezzava sogni perversi e tentazioni macabre a là Swans. Un suono, in definitiva, profondamente emozionale e "teatrale", con la voce di Spiers a tagliare letteralmente in due un connubio pantagruelico di pesantezza metallica e disperato melodicismo.

Oggi, dopo le “Kelly Sessions” del 2004, “Special Wishes” torna a sbandierare quelle meraviglie, anche se, bisogna ammetterlo, i colori sono un po’ sbiaditi e l’ispirazione è altalenante. La formula, inoltre, pur restando praticamente inalterata, è stata, come dire?, un tantino “normalizzata”, mediante l’innesto di alcuni momenti più marcatamente rock che, in qualche caso, non disdegnano soluzioni quasi grunge -annacquato. E’ questo il caso, ad esempio, di “Once In A While”, sorta di dark-ballad dai toni malinconicamente romantici; e di “The End”, una melodia crepuscolare carburata Pearl Jam . Non c’aspettavamo, inoltre, nemmeno un folk dimesso come quello di “Old Glory”, ma è pur vero che la band ha tutto il (sacrosanto!) diritto di tentare soluzioni nuove (anche se, poi, i risultati non sono sempre quelli sperati). Ci conforta, comunque, sapere che, almeno per quel che riguarda il vecchio, caro doom “progressivo”, le soluzioni sono, tutto sommato, ancora di spessore.

Così, a cominciare da “I’ve Got A Love” le cose cominciano a girare per il verso giusto: voce imperiosa, passo da kammerspiel solenne, solo chitarristico meditato ma decadente. Un po’ come riabbracciare dei vecchi amici, insomma. E la conferma sta tutta nella successive “War” (marziale, vagamente ariosa e con quelle piccole epilessi distorte che sono sempre una goduria), “Crush Them All” (cupa e introversa), “Instrumental” (piccolo bignami strumentale ad uso e consumo dei neofiti) e “Love Swing” (tutta strappi, panoramiche fangose e mulinelli psichedelici). Ma, a dirla tutta, non è nemmeno per questo che “Special Wishes” merita almeno un po’ della vostra attenzione. Quest’ultima, infatti, gli Harvey Milk se la conquisteranno immediatamente con gli otto minuti e poco più di “Mothers Day”, ennesimo viaggio in una psiche assalita da tensioni, ricordi e ombre che, se avrete la fortuna di imbattervi in quel capolavoro che è "My Love Is Higher Than Your Assessment of What My Love Could Be", vi sembrerà essere (perché no?) non troppo dissimile dalla vostra.

(12/10/2006)

  • Tracklist
  1. I've Got a Love
  2. War
  3. Crush Them All
  4. Once in a While
  5. Instrumental
  6. The End
  7. Love Swing
  8. Old Glory
  9. Mothers Day
Harvey Milk su OndaRock
Recensioni

HARVEY MILK

A Small Turn Of Human Kindness

(2010 - Hydra Head)
Un ritorno poco incisivo per la storica formazione americana

HARVEY MILK

Life...The Best Game In Town

(2008 - Hydra Head)
Il ritorno di una delle band fondamentali del doom-metal

Harvey Milk on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.