Mouse On Mars

Varcharz

2006 (Ipecac) | electro, neo-kraut

La Ipecac Recordings, casa discografica dell'eclettico e (artisticamente) instabile Mike Patton, non è nuova a esperienze digital-electro. Sempre in piena coerenza estetica, nel carnet pattoniano si annoverano - tra gli altri irregulieres - Kid 606, Mugison, Ghostigital, Dalek e Pink Anvil. Ha stupito, a fine estate 2006, leggere che i Mouse On Mars avrebbero firmato un contratto con la Ipecac per la pubblicazione del loro nuovo "Varcharz": in primis perché la loro diagonalità composita e pienamente teutonica ha poco a che spartire con la coprofagia creativa della combriccola dell'ex-Faith No More, ma anche per l'austerità di un percorso che da "Vulvaland" a "Autoditacker", passando per la recente raccolta di Ep "Rost Pocks", "Glam" e lo splendido "Idiology" ha raggiunto sempre nuove tappe stilistiche (dal kraut storico al vignettismo ambient all'elettro-acustica a tecnica mista, ecc).

All'ascolto di "Varcharz" viene da pensare che questa scelta sia stata dettata da un rinnovato bisogno di visibilità, o una nuova legittimazione del loro originale stile electro agli occhi dell'utenza dell'Idm. Non si spiegherebbe, altrimenti, il piglio freddamente intellettualoide - quasi dimostrativo - su cui è improntato l'intero album, come se di colpo Andi Toma e Jan Werner avessero preso razionale coscienza delle loro potenzialità, cementate in un decennio d'attività.
Tutte le composizioni sono supponenti, non apportano che variazioni minime alla loro struttura approssimativa e sono cariche di passaggi ad effetto di scarsa sostanza musicale: mai, nei Mouse On Mars, si era visto un atteggiamento artistico del genere. Un esempio su tutti è la mini-suite inutilmente suddivisa in tredici microspezzoni di "One Day, Not Today", dapprima caos-cortocircuito di suoni e beat, quindi impercettibile sostrato industriale, scomposizioni aleatorie e radiazione timbrica finale.

Così dicasi per lo sketch avant-electro memore di certi Black Dice più distaccati di "Inocular", o la pesante distorsione farcita di goa-trance poco dinamica, esplosione scintillante su andatura motorik e giochetti digitali al laptop di "D¸¸l". "Hi Finilin" propone timbri vintage-videogame, quasi un cut-up di sonata per Atari e campionatore, ma esaurisce l'interesse all'ascolto nel giro di qualche minuto. "I Go Ego Why Go We Go I Go Ego Why Go We Go" approda al French touch vecchio (Cerrone) e nuovo (Daft Punk), secondo una cavalcata di house progressiva kitsch-retro rivisitata alla loro maniera (ispessimenti dell'atmosfera e del groove, effetti e decorazioni di sfondo), e "Skik" ha un battito dance-rock scarsamente ballabile, che pure funziona meglio come raccoglitore di esperimenti sconnessi.

Rispetto a "Radical Connector" (Thrill Jockey, 2004), che almeno qua e là divertiva, "Varcharz" più che altro "serves as a manual of techniques for future albums" (Piero Scaruffi). Si chiede troppo (sculture di suono, esperimenti seriali, avanguardia aleatoria, impasti digitali) per avere indietro una perdita di tempo, al massimo una non meglio identificata variazione sul tema della pochezza d'idee.

(06/12/2006)

  • Tracklist
  1. Chartnok
  2. I Go Ego Why Go We Go
  3. D¸¸l
  4. Inocular
  5. Skik
  6. Hi Finilin
  7. Bertney
  8. Retphase
  9. (One Day, Not Today) I
  10. (One Day, Not Today) II
  11. (One Day, Not Today) III
  12. (One Day, Not Today) IV
  13. (One Day, Not Today) V
  14. (One Day, Not Today) VI
  15. (One Day, Not Today) VII
  16. (One Day, Not Today) VIII
  17. (One Day, Not Today) IX
  18. (One Day, Not Today) X
  19. (One Day, Not Today) XI
  20. (One Day, Not Today) XII
  21. (One Day, Not Today) XIII
  22. Ignition Segments
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