Radio Dept

Pet Grief

2006 (Labrador) | pop, shoegaze

L'esordio dei Radio Dept divise le opinioni in maniera abbastanza netta: da una parte chi lo ritenne una splendida raccolta di canzoni pop dalla melodia elementare ma ispirata, accompagnate da arrangiamenti che pescavano dal meglio delle romanticherie anni 80 e 90, dall'altra chi lo considerò un album scialbo con canzoni molto deboli da un punto di vista compositivo. Ebbene, anche se certamente la struttura dei brani era volta all'estrema semplicità, chi vi scrive fece parte del folto primo gruppo, e considerò "Lesser Matters" uno dei migliori album del 2004 (in realtà uscì inizialmente nel 2003 ma venne poi ristampato successivamente una volta riscoperto).

Un po' preoccupato da una debole esibizione live a cui assistetti circa un anno fa e dal fatto che la maggior parte dei brani dell'album sono già stati editi su alcuni Ep poco confortanti, mi avvicino comunque speranzoso a "Pet Grief": in fondo il pop è la maggior parte delle volte grande o piccolo artigianato, e in fase di produzione e ripensamenti si possono realizzare grandi cose.
Si inizia con un grazioso brano strumentale "It's Personal" pieno di rimandi ai Cure di 20 anni fa (ma la melodia ricorda molto un pezzo degli Highspire, "Skies You Climb"). La title track sembra il tipico brano su cui si punta molto, e in effetti si scoprirà essere esemplare all'interno del disco: una base electro leggera e appena ballabile, la voce filtrata e distante, una melodia graziosa ed estiva, un tuffo nel decennio più in voga ultimamente, gli anni 80, e per un attimo siamo lieti di sorprenderci sedotti da così pochi e distinguibili elementi.

"I Wanted To Feel The Same" rallenta i ritmi, le tastiere si sovrappongono in maniera misurata e cercando di creare un effetto soffice e malinconico, sottolineato da brevi fraseggi di pianoforte. "South Side" è un breve strumentale, ancora più tenue del brano precedente, un semplice passaggio di testimone per il remix di "The Worst Taste In Music" (già uscito in Ep), il ritmo mid-tempo fisso e senza variazioni, che poggia su una base appena più electro, tastiere che si inseguono senza occultarsi a vicenda, voce malinconica ma distaccata e indolente, che aumenta i punti di contatto con i Pet Shop Boys di Neil Tennant.
"Every Time" dovrebbe essere una ballata per chitarra, qui però sublimata nella solita nuvola di tastiere ed echi vari che non riescono di certo a celare una melodia insignificante. "What Will Give?", per fortuna, mostra un rullantino (elettronico ovviamente) in maggiore evidenza, e anche chitarra e pianoforte più stentorei (sempre nell'ambito del loro stile). Peccato che la canzone sia piuttosto banale, una via di mezzo tra i Prefab Sprout e gli Aztec Camera, solo più rimbambiti.

"Gibraltar" è un altro breve strumentale, dove poche note di pianoforte vengono accompagnate da tenui rumori di una strada che possiamo pensare di campagna: come in precedenza, i Radio Dept ricreano un immaginario fatto di lieve magone, schegge di ricordi e malinconia, un po' come quando si rivedono delle vecchie foto di una gita al lago o al mare, con una fidanzata di cui non abbiamo più notizie. "Sleeping In" ripete gli arrangiamenti con un battito appena più incalzante, "Tell" ci regala il sospetto di averla già sentita prima, invece è proprio un'altra canzone, peccato che gli elementi siano sempre gli stessi, e per finire, ci mancava, un bel tributo ai New Order più mosci con "Always A Relief".

Purtroppo, a fine album dobbiamo arrenderci all'evidenza che già con le prime tre tracce i due svedesi avevano illustrato tutto il loro repertorio: abbiamo sperato invano che il senso di straniamento, i contrasti e la maggior varietà di "Lesser Matters" avessero, se non una ripetizione, un’evoluzione. Il pop, si diceva, è anche artigianato, pittura su commissione, intarsi sul legno: vero, peccato che gli arnesi di cui dispongono i Radio Dept siano veramente pochi, e tutti della stessa misura. Anzi, diciamo che i due svedesi con un unico pennello ci fanno non solo le decorazioni, ma pure gli intarsi, gli stucchi, e già che ci stanno pure una "smucinata" al minestrone, perché altrimenti si attacca alla pentola.
Una possibilità diamogliela: siccome è primavera e siamo dei romanticoni, ci capiterà ogni tanto di ripescare qualche canzone di questo "Pet Grief", per risentire quella chitarra echeggiare enfaticamente qualche secondo e la solita tastierina eterea aprirci la via verso i paesaggi sfocati dal ricordo che ci cullano egregiamente, ma qui siamo proprio al solleticare gli istinti più bassi del romanticismo, e di sostanza ce n'è davvero poca. "Pet Grief" è proprio uno di quei dischi che si perdonano una volta sola.

(04/05/2006)

  • Tracklist
  1. It's Personal
  2. Pet Grief
  3. A Window
  4. I Wanted You To Feel The Same Way
  5. South Side
  6. The Worst Taste In Music (extended)
  7. Every Time
  8. What Will Give?
  9. Gibraltar
  10. Sleeping In
  11. Tell
  12. Always A Relief
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