SADIST - Tribe

2006 (Beyond productions)
death-metal

Ad un anno dalla ristampa dell’esordio “Above The Light” (1993), i genovesi Sadist vengono nuovamente omaggiati con la pubblicazione di “Tribe”, riproposizione del secondo capitolo della saga (uscito originariamente nel 1996). Rispetto al suo predecessore, “Tribe” rappresentò un decisivo passo in avanti, in forza di una commistione di death-metal tecnico, aperture prog-sinfoniche e derive jazz-fusion che ne consacrarono lo status di momento più riuscito della band.

Dominato dalle tastiere e dalla chitarra del leader, e principale compositore, Tommy Talamanca, il disco si inseriva nel solco tracciato da Atheist e Cynic, ma sceglieva di giocarsela alla pari rifiutando qualsiasi, sterile rimescolamento delle carte in tavola, dirigendosi, piuttosto, verso un suono certamente complesso e di non facile fruibilità, ma enormemente creativo e ricco di energia innovativa.

Si diceva, dunque, delle tastiere di Talamanca. Nell’opener “Escogido”, alternano melodie oriental-gotiche, contrappunti schizofrenici e rintocchi chiesastici, mentre la chitarra grattugia che è un piacere (ma sa anche come scivolare in un solismo elegante e mai stucchevole) e le pelli vengono pestate a dovere con blast-beats aggressivi e spasmodici. L’intermezzo misticheggiante e l’acido growl di Zanna (spesso quasi al limite dello scream di ascendenza black ) caratterizzano le partiture progressive di “India”, intarsiata con richiami dal sapore classico (si veda anche l’intro solenne di “Den Siste Kamp”). Dal canto suo, “From Bellatrix To Betelgeuse” è una struggente ballata dall’epidermico mood nostalgico, capace di attraversare anche boscaglie fusion senza lasciarci le penne.

Tra soli ricercati e frenetiche sincopi destabilizzanti, in un’orchestrare indomabile di emozioni, la title track trascina in un vortice malefico di distensioni e improvvisi colpi bassi. Se in “Spiral Of Winter Ghosts” si evidenzia, ulteriormente, l’equilibrio tra ferocia e senso “atmosferico” (con il freetless di Chicco in grande spolvero jazzy), in “The Ninth Wave” scompaiono del tutto le chitarre, per far posto ad un horror-sinfonico strumentale (tutto stop & go e fughe perentorie) dominato dai synth. Resta, infine, la lunga “The Reign Of Asmat”, il cui incipit potrebbe essere un omaggio ai Primus, anche se, immediatamente, le chitarre sferraglianti definiscono il campo d’azione, con tanto di coda metal-folk e vociare demoniaco.

Insomma, se da un punto di vista meramente formale il disco può presentare qualche spigolo non ben levigato, sul valore storico non abbiamo dubbi. Ed è per questo che “Tribe”, anche lontano dalle nicchie settoriali in cui troppo spesso si vuole relegare musica come questa, resta un’opera cruciale per tutta la scena “rock” italiana.

08/09/2006

Tracklist

  1. Escogido
  2. India
  3. From Bellatrix To Betelgeuse
  4. Den Siste Kamp
  5. Tribe
  6. Spiral Of Winter Ghosts
  7. The Ninth Wave
  8. The Reign Of Asmat

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