Elegi

Sistereis

2007 (Miasmah) | ambient, experimental

Non si conosce granché di Mr. Tommy Jansen aka Elegi. Tra le poche notizie, apprese sul solito Myspace, la nazionalità norvegese, la sua passione per le immersioni subacquee in cerca di relitti e altresì che "Sistereis" (termine che indica proprio l'ultimo viaggio di una nave prima di affondare) si presenta come primo capitolo di una fantomatica “Trilogy Of Doom”, di cui sembrerebbe già pronto in rampa di lancio un seguito. Poi? Che il disco esce per una delle etichette più interessanti al momento, la Miasmah di Erik Skodvin (Deaf Center), sugli scudi nei primi mesi del 2007 per gli ottimi lavori di Greg Haines e Rafael Anton Irisarri.
Ora, dato per nota di colore il mistero che aleggia su questo singolare personaggio, avrete sicuramente capito che si parla di ambient music, di quell’ambient plumbea, a tratti opprimente, con nette e benvenute derive verso la contemporanea. Sì, insomma, il classico dischetto leggero da ascoltare sotto l’ombrellone...

Scherzi a parte, pare ormai evidente, e non solo dal presente album in verità, che il linguaggio Type Records - cui le release Miasmah si ricollegano per motivi “genealogici” oltre che stilistici - continua a fare proseliti, ed Elegi ne cristallizza al meglio gli stilemi. Ciò si realizza in un suono complesso, giocato sulla stratificazione, sull’incastro di elementi eterogenei, siano essi acustici, elettronici, o addirittura concreti. L’iniziale "Despoties Vezen” come pure la successiva “Fyrtårnet Part 1” forniscono immediatamente precise linee guida in tal senso, con atmosfere evocative attraversate da fruscii di sottofondo piuttosto inquietanti. Sensazione ancor più angosciosa lungo gli oltre tre minuti in apnea rumoristica di “Skumring”, a doppiare le soundtrack orrorifiche di Xela.

Se da un lato appare chiaro il debito nei confronti di esperienze post-industriali, ravvisabile nel ricorso a processi di sintesi e decontestualizzazione, non si può tuttavia negare che il buon Jensen riesca a trovare una via alquanto peculiare alla sua sperimentazione. Così la maggior parte dei pezzi rifuggono da una concezione lineare in cui la musica prende forma via via per addizione, sposando invece l’idea di una gestalt sonora, di un tutt'uno indipendente dalla somma algebrica delle parti.

“Dauingene”, “Sistereis”, “Fyrtårnet Part 3” sono fotografie di paesaggi, certo oscuri, ma di una magnificenza indicibile, dove la bellezza del particolare cede il proscenio alla pienezza scenografica della visione globale. Tra le poche eccezioni, “Time Lapse”, costruita sull’accumulazione progressiva di frammenti “concreti” intorno a una ben distinguibile linea melodica di piano, e l’impalpabile, “Interbellium”, splendidamente inebriata da brezze fennsziane… per una endless darkness.
Per avventurarsi in un viaggio mentale dalla destinazione sconosciuta.

(01/07/2007)

  • Tracklist
  1. Despotiets Vesen
  2. Fyrtårnet Part 1
  3. Dauingene
  4. Skumring
  5. Time Lapse
  6. Interbellum
  7. Fyrtårnet Part 2
  8. Sistereis
  9. Fyrtårnet Part 3
  10. Spill For Galleriet
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